Il “grazie” della diocesi  per Beata Maria Laura
La Cattedrale piena di fedeli per la messa di ringraziamento

Il “grazie” della diocesi

per Beata Maria Laura

Cattedrale gremita. Messa a Como Celebrata dal cardinale Coccopalmerio

«Suor Maria Laura non è fuggita: sapeva, che non si trattava della morte definitiva, ma soltanto dell’ingresso nella vita». Così ieri pomeriggio nella Cattedrale di Como il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente emerito del Pontificio consiglio per i testi legislativi, ha ricordato Maria Laura Mainetti nel corso della solenne celebrazione di ringraziamento per la beatificazione.

Venti giorni dopo la proclamazione a Chiavenna – dove, come ha ricordato il vescovo di Como Oscar Cantoni, «abbiamo vissuto una giornata di intima gioia e di intensa consolazione nello spirito: la nostra suor Maria Laura Mainetti è stata iscritta tra i grandi amici di Dio e riconosciuta dalla Chiesa come beata» – quello di ieri è stato «un grande rendimento di grazie che si realizza in misura completa nell’Eucarestia, fonte e culmine della nostra santificazione».

Presenti alla celebrazione, insieme a numerosi altri sacerdoti, monsignor Ivan Salvadori, vicario generale della diocesi, monsignor Andrea Caelli, arciprete di Chiavenna, e monsignor Francesco Abbiati, referente del comitato diocesano per la beatificazione. Alle consorelle di suor Maria Laura - uccisa 21 anni fa - il compito di portare, all’inizio della funzione, una delle reliquie della beata. Non sono mancati, tra gli altri, il prefetto di Sondrio Salvatore Rosario Pasquariello e il sindaco di Chiavenna – Luca Della Bitta.

Con suor Maria Laura – ha ricordato il vescovo Cantoni – «si è dilatata ancora di più la lunga schiera dei beati e dei santi della diocesi di Como». Ha poi proseguito il cardinale Coccopalmerio, che nel corso dell’omelia si è domandato «il perché si sia comportata così: poteva, infatti, reagire in qualche modo per difendersi. Ma credendo fortemente che Gesù ci dà la vita dopo la morte non si è sottratta al martirio». Il suo assassinio, dunque, «è una grande testimonianza della sua fede».

Una riflessione sulla fede ha concluso l’omelia del cardinale, legato da profondi legami a Sernio, paese di origine della madre, e alla Valtellina. «Se noi siamo venuti a celebrare questa messa senza una fede più sincera, abbiamo solo perso il nostro tempo e non abbiamo fatto un atto di amore per suor Maria Laura».


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