«Il futuro di Morbegno si progetta ora»
Secondo l’assessore Cornaggia Morbegno deve attrarre i turisti, non aspettare più soltanto che arrivino

«Il futuro di Morbegno si progetta ora»

Il neo assessore alle Attività Produttive, Massimo Cornaggia, delinea i punti cardine del rilancio. «Ma è indispensabile che sussistano volontà e intenzione di fare da parte della città e di tutto il mandamento».

Nuove strade per la Morbegno del futuro, la città che, bypassata come è ora dalla tangenziale e dalla nuova statale 38 si trova a dovere rilanciarsi, a individuare una identità oltre il normale e compassato movimento delle sue vie più animate e di quelle meno transitate. La Morbegno “sorella minore” di Sondrio, polo urbano concepito come centro di riferimento e di erogazione servizi per la Bassa Valle che, ora che la superstrada la taglia fuori, ha bisogno e probabilmente voglia di trovare nuove vocazioni, arricchirsi di funzioni. Anche perché qualche segno di cedimento ad iniziare dal comparto commerciale, si scorge. Stanno chiudendo delle attività e dei negozi proprio su via Stelvio lungo il transito della vecchia statale.

Il tema della nuova attrattività cittadina è nel mirino di Massimo Cornaggia, assessore esterno alle Attività produttive e Turismo di Morbegno. «I grandi cambiamenti - afferma il neo amministratore della giunta Gavazzi - possono essere visti come problemi, o come opportunità, il fatto che l’apertura del nuovo tratto della statale 38 potesse avere impatti su Morbegno, era dato per scontato. Io ho osservato situazioni analoghe in passato, quando venne aperta l’allora nuova, oggi antica galleria a Varenna e, in seguito, quando venne realizzato il bypass su Colico. In entrambi i casi, da una situazione iniziale di spaesamento si passò, sul medio e lungo periodo, a una rilevante crescita nella qualificazione dell’offerta turistica, ad un rilancio e, a Colico, anche ad un forte impulso nello sviluppo della località».

Cosa deve fare Morbegno per salire su questo tipo di treno?

Nel nostro caso, bisogna capire dove e su cosa intervenire, ed è chiaro che, parlando di un piano che deve essere ambizioso, questo deve essere portato avanti avvalendosi di professionalità forti, andando a coinvolgere tutti i portatori di interesse e le realtà produttive. Dal commercio all’industria, al turismo, all’artigianato. Oltre a tutti i morbegnesi che, a fronte di un nuovo corso nel ruolo assolto dalla loro città, vedrebbero crescere il proprio benessere.

Un progetto sul quale si è in ritardo?

Questo progetto di lungo respiro poteva essere fatto in parallelo alla realizzazione dell’opera. È inutile però addentrarsi in questo tipo di considerazioni. Se non sono stati fatti interventi mirati e sostanziali, vuol dire probabilmente che certe situazioni non lo hanno permesso. Io posso portare quella che è la mia esperienza diretta. Quando ho visto un centro storico urbano venire bypassato da una nuova grande arteria, si è assistito ad un primo affiorare di sofferenza, poi ad un rilancio, a patto che sussistano volontà e intenzione di fare, da parte della città, di tutto il mandamento.

Lei elenca caratura e forza turistica di Varenna oggi, di Colico. Varenna, che è meta di turismo internazionale, Colico, che è meta e spiaggia, un surrogato del mare per i giovani milanesi, che ci arrivano in tre quarti d’ora. E Morbegno?

Serve anche a qui un piano di rilancio turistico. E lo ripeto, tutte le volte che c’è un grosso cambiamento, questo lo dico anche per mia esperienza professionale di dirigente operativo in un ente, l’Enel, che da azienda nazionale è diventata una multinazionale. Ogni volta, che si affronta una trasformazione radicale, la si può vedere come un problema o una opportunità. Che Morbegno sia stata bypassata, eliminando il grande traffico dal centro, credo costituisca per noi tutti una grossa opportunità. Si può crescere. Aiutati però da professionisti che aiutino a porsi le giuste domande e ad ottenere corrette risposte.

Quali le leve da attivare?

Quello che abbiamo attorno. Abbiamo intorno a noi brand prestigiosi, che hanno già forte capacità attrattiva. Pensiamo al Lago di Como, all’Engadina, intorno a noi c’è già un sistema che funziona come una macchina da guerra e fa muovere turisti da tutto il mondo. Noi dobbiamo approfittare di questa opportunità, fare in modo che il turista scopra la Bassa Valle, e strutturarci per questo, anche abbastanza rapidamente.


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