Il futuro dell’agricoltura  Si testa il drone  che lavora in vigna
Il drone irrora il finto vigneto allestito all’aviosuperficie di Caiolo (Foto by foto gianatti)

Il futuro dell’agricoltura

Si testa il drone
che lavora in vigna

Hanno dato esito positivo le prime simulazioni di irrorazione e concimazione delle foglie. «Lo scopo è alleggerire le attività svolte manualmente sui terrazzamenti» - Servono però le autorizzazioni

Una rivoluzione che parte letteralmente dall’alto, destinata a stravolgere coniugando innovazione e tecnologia il modo di lavorare il patrimonio vitato della Valtellina. Creando un modello di vigneto terrazzato proiettato verso il futuro.

La prova sul campo ieri all’aviosuperficie di Caiolo, dove da alcune settimane si è simulato l’utilizzo del drone per un intervento di concimazione fogliare in vigneto. Finanziato dal Gal - poco meno di 90mila euro sul Psr, Piano sviluppo rurale - il progetto pilota è stato presentato da un gruppo di lavoro formato da Fondazione Fojanini e due cooperative vitivinicole: la vitivinicola di Montagna, Poggiridenti e Ponchiera, ente capofila, e la cooperativa agricola di Albosaggia, Caiolo e Faedo.

Caiolo dimostrazione irrorazione fogliare della vite tramite utilizzo di drone Luca Triangeli mostra gli ugelli adattati all'irrorazione viti

Caiolo dimostrazione irrorazione fogliare della vite tramite utilizzo di drone Luca Triangeli mostra gli ugelli adattati all'irrorazione viti
(Foto by Luca Gianatti)

Sostanzialmente utilizzando dell’acqua e delle cartine idrosensibili, il test ha dimostrato l’efficacia del drone, in termini di bagnatura e tempi di intervento, con ottimi risultati che dovranno essere ulteriormente testati in campo, per valutare tutti gli aspetti necessari per un futuro possibile utilizzo di prodotti veri e propri.

Sul posto la presidente e il direttore della Fojanini Sonia Mancini e Graziano Murada, l’animatore del Gal Massimo Bardea, Roberto Ruttico, presidente della cooperativa di Montagna e Francesco Gritti, partner tecnico con Aces Air. «Una nuova società nata a Sondrio con anche l’obiettivo del supporto tecnologico in agricoltura, che si sta adoperando in collaborazione con il gruppo di lavoro per adattare il drone alle particolarità dei vigneti terrazzati e punta alla realizzazione «di un polo dell’innovazione per la formazione di giovani che si possano spendere in questo campo» ha detto Gritti.

L’uso dei droni in viticoltura, «sperimentale in Francia e consueto in Svizzera nelle aree di forte pendenza - ha sottolineato Murada - non è ancora realtà in Italia». Per arrivare a questo occorrerà una «richiesta di deroga agli enti preposti per l’utilizzo livello sperimentale», che dovrà essere supportata da prove, in quanto ad oggi la normativa (in particolare il Pan-Piano di azione Nazionale per l’uso dei prodotti fitosanitari) vieta l’utilizzo di mezzi aerei per i trattamenti fitosanitari.

Il lavoro in vigneto in aree montane terrazzate implica un elevato impegno di manodopera e lo scopo del presente progetto è quello di individuare nuovi strumenti per sgravare il più possibile l’agricoltore da tutti quegli interventi più impegnativi e onerosi e nel contempo ridurre l’impatto ambientale delle coltivazioni, rispondendo così sia alle esigenze di sostenibilità ambientale che economica.


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