«Il frantoio di Valdimonte crea polvere»
La polvere sollevata dal frantoio Valdimonte di proprietà di Novate Mineraria

«Il frantoio di Valdimonte crea polvere»

La denuncia dei cittadini di Novate ieri resa nota dal comitato Salute Ambiente Lago e Valli. «La Mineraria rispetta le norme? Denunceremo in tutte le sedi preposte queste situazioni incresciose».

Le norme sull’abbattimento delle polveri vengono rispettate? Se lo chiede il comitato Salute Ambiente Lago e Valli che in questi giorni ha fatto circolare alcune fotografie che riprendono polveroni che si alzano dall’area di lavorazione della cava della Valdimonte, nel territorio di Novate Mezzola. L’area è in concessione alla società Novate Mineraria Srl, “nemico” giurato del comitato, che si batte per la bonifica integrale delle aree ex Falck e, più in generale, per il diritto alla salute dei cittadini. Il tema delle polveri provocate dalle attività di cava a Novate Mezzola è storico. Soprattutto per l’ambito estrattivo della Valdimonte, dove da alcuni anni è operativo un impianto di frantumazione del materiale. «Invitiamo la popolazione a tenerci sempre aggiornati - spiegano i volontari del comitato in una nota diffusa ieri - e ci impegniamo a denunciare nelle sedi preposte queste situazioni incresciose». Non è la prima volta che i cittadini, riuniti nel comitato o meno, segnalano il problema delle polveri. Problema che Novate Mineraria Srl, ma la cosa era uguale anche con i predecessori di Novamin, ha sempre negato.

Il frantoio in Valdimonte, un’area caratterizzata dalla presenza di materiale detritico da disfacimento del versante, misto a materiale antropico residuato delle passate attività estrattive costitutito da detriti e massi di granito San Fedelino, è attivo ormai da dieci anni ed è stato installato durante una dura battaglia a suon di carte bollate tra il Comune di Novate Mezzola e Novamin. Nel 2012 la schiarita con il passaggio a Novate Mineraria. Il frantoio era ormai realtà e la società e il Comune trovarono un accordo per la gestione del sito. Dall’indennizzo economico fino a una serie di norme relative proprio alle polveri, con l’obbligo per la società del loro abbattimento sia all’interno del sito estrattivo sia per il trasporto su camion lungo le strade di Novate Mezzola. Teoricamente il frantoio all’aperto avrebbe dovuto terminare l’attività con il varo del tanto discusso progetto di Parco minerario del San Fedelino, che prevedeva lo spostamento delle attività di prima frantumazione in galleria per poi spostare il materiale da lavorare nell’ex stabilimento Falck.

Il progetto è, però, fermo da anni, impastoiato tra un processo sulla messa in sicurezza dei siti contaminati, le cui udienze sono state rinviate già tre volte, la prossima è ad aprile, e un ricorso al Tar da parte di Novate Mineraria Srl contro la Comunità montana Valchiavenna e il suo Sportello unico per le Attività Produttive. Sono ormai passati cinque anni dall’accordo di programma tra la società e gli enti locali per riportare attività produttive all’interno dell’ex stabilimento siderurgico della Falck di Novate Mezzola e per i fautori del contestato progetto, per i timori legati alla presenza di cromo sotto il terreno, sembra notte fonda. L’unica novità è di questi giorni e appare più che altro come un atto formale. Arrivata, infatti, la nomina, un rinnovo, da parte della Provincia di Sondrio della segreteria tecnica che deve vigilare sull’attuazione dell’accordo per quanto riguarda le competenze provinciali.


© RIPRODUZIONE RISERVATA