Il divieto in pizzeria: «Nessun rimpianto»
Gabriele Berbenni, titolare della pizzeria “Bagà” di Villa di Tirano

Il divieto in pizzeria: «Nessun rimpianto»

Villa di Tirano. Il titolare che ha detto no ai piccoli maleducati: «Inondato di messaggi: il 98% è d’accordo con me». Tanti complimenti, ma anche critiche, soprattutto da parte di colleghi: «C’è un po’ di invidia, però non mi preoccupo».

«Sono stato letteralmente inondato da messaggi, tanto da non essere riuscito ancora a leggerli tutti. Ma per il 98 per cento sono positivi: clienti e colleghi sono d’accordo con me e hanno apprezzato il coraggio nell’imporre una civile convivenza in pizzeria».

Dopo il nostro articolo sul “divieto” di ingresso alla pizzeria “Bagà – la pizza digeribile” (che si trova sulla statale a Villa di Tirano) ai genitori che consentono ai propri figli di urlare nel locale o di correre fra i tavoli, il nome di Gabriele Berbenni, titolare del locale, ha fatto il giro d’Italia e la sua presa di posizione è stata raccontata anche fuori provincia.

Berbenni non rimpiange nulla di quanto fatto. Tutt’altro. Giusto per ricordare brevemente: Il ristoratore nelle scorse settimane ha affisso un cartello all’ingresso della pizzeria in cui si spiega che i clienti che entrano a Bagà, hanno il piacere di passare il loro pranzo o cena in tranquillità «senza sottofondi di bambini maleducati che strillano».

Da qui il monito: «Se tutto ciò non vi fosse possibile, potete: venire a Bagà senza bambini, educare i vostri figli, cambiare pizzeria, starvene a casa vostra. Se tutto ciò non dovesse riguardare, perché di bambini non ne avete o, se li avete, sono educati, vi auguriamo buon appetito». Una comunicazione che ha fatto molto discutere anche a livello locale.

«Devo ammettere - racconta Berbenni - che tutte le persone che sono entrate per mangiare la nostra pizza in questi giorni mi hanno incoraggiato per il gesto che ho fatto ed, anzi, mi hanno detto di aver messo sulla black list posti dove non si può stare tranquilli. C’è stato chi mi ha detto che serviva che qualcuno imponesse una sorta di rispetto reciproco fra clienti».

Commenti negativi ce ne sono stati, soprattutto in rete, e magari in altri luoghi pubblici dove si è venuti in argomento. In particolare a qualcuno, che magari condivide anche il contenuto, non è però piaciuto il tono. Anche qui Berbenni replica: «Se il cartello non fosse stato così forte, nessuno lo avrebbe preso sul serio. Così, invece, ha colpito». E affondato, aggiungiamo noi. Secondo il pizzaiolo funziona così: «Avviene come per i divieti di sosta. Se sappiamo che verrà il carroattrezzi a portarci via l’auto non parcheggiamo, se invece sappiamo che non succederà nulla, la lasciamo lo stesso dov’è vietato. Siamo italiani...».

C’è anche chi obietta che la decisione di Berbenni sia stata motivata da un desiderio di facile pubblicità. «In realtà correvo il rischio di veder diminuire la clientela – risponde -, invece stiamo lavorando bene ed in crescita già prima di aver affisso il cartello. Siamo aperti da un anno; durante le feste di Natale il locale è stato pieno e abbiamo dovuto mandar via gente. Dal 9 gennaio il flusso è calato, ma è sempre più del doppio dello scorso anno quando avevamo iniziato. Qualcuno su Facebook ha scritto: “Ricordati che, quando si metterà male, andrai a cercare casa per casa le famiglie”, mentre un altro ambiente ha annunciato lecca lecca per tutti i bambini. Credo che un po’ di invidia ci sia, ma di questo non mi preoccupo».


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