Il deserto a Livigno  Niente alberghi  e ristoranti chiusi

Il deserto a Livigno

Niente alberghi

e ristoranti chiusi

Il sindaco: «Affluenza irrisoria Con pochissime seconde case siamo i più penalizzati»

A soffrire di più, nella generale sofferenza, questa seconda Pasqua in formato Covid, è, neanche a dirlo, proprio Livigno, la località regina del nostro turismo invernale ed estivo.

Quella che normalmente assicura le migliori performance in termini di arrivi e presenze e che, nel panorama provinciale, ha investito di più sulla ricettività, alberghiera ed extra-alberghiera.

E che, oggi, non avendo una dotazione di seconde case così marcata come altrove, non vede, certo, un invasione di questo tipo di turista, per mille motivi, in era pre Covid, considerato l’emblema di un turismo di “second’ordine”.

«L’affluenza è irrisoria», assicurava, ieri, dall’altro capo del filo, Damiano Bormolini, sindaco di Livigno. «Del resto abbiamo una dotazione di 30-40 seconde case, per cui - dice - il fatto che si possano raggiungere non fa la differenza. Avrebbero, invece, potuto arrivare quei turisti che avevano prenotato la vacanza prima dell’emanazione dell’ultimo decreto, cioè prima del 14 gennaio scorso, ma in realtà neppure loro si sono visti. Per cui, ovunque, serrande abbassate».

Alberghi chiusi, ristoranti e bar chiusi, salvo qualche caso di locale che effettua l’asporto, e pochi turisti da seconde case, insomma l’impressione è che Livigno sia, oggi, la realtà turistica più spenta di tutta la valle.

Meno spenta, invece, la realtà del Bormiese, raggiunta, a partire da venerdì, da un discreto numero di vacanzieri, sempre appartenenti al novero dei possessori di seconde case.

«Movimento ce n’è - conferma Roberto Volpato, sindaco di Bormio - e, almeno questa mattina (ieri, nda), mi è sembrato ordinato, composto, vocato alle classiche passeggiate in montagna. Semmai, qualche dubbio ce l’ho sulla parte tardo pomeridiana-serale. Quella legata al passeggio in centro, in via Roma, e agli aperitivi. Ecco, qui un po’ di attenzione andrà riposta e, sicuramente, la Polizia locale vigilerà. Anche se - aggiunge -, poi, alcune norme sono talmente sibilline che controllare, efficacemente, è un problema. Ci si appella al senso di responsabilità di tutti, tenendo presente che, il contagio è ancora presente, in quanto abbiamo 35 casi attivi dichiarati, in paese, e abbiamo un ospedale Morelli, vicino, in forte affanno».

Situazione sotto controllo, al momento, anche a Valdidentro, dove, pure, in paese, non sono mancati gli arrivi.

«Gente ce n’è - dice Massimiliano Trabucchi, sindaco del posto - anche se non vedo motivo di preoccupazione. Soprattutto per il fatto che, rispetto al periodo natalizio, quando la gestione delle presenze è stata più difficile per il fatto che erano costrette tutte in paese, causa l’abbondanza di neve scesa in montagna, ora, i turisti possono sparpagliarsi lungo i sentieri di montagna e i contatti sono rarefatti».

Tutto sotto controllo

Premadio e Pedenosso, le località più interessate dalla presenza di seconde case e, anche qui, come altrove, negozi di alimentari presi d’assalto, ieri mattina.

Arrivi, confermati, anche in Valfurva e a Valdisotto, dove, il sindaco, Alessandro Pedrini, tuttavia, non ravvisa preoccupazioni. «Un po’ di movimento, sì, c’è, ma non vedo autentici rischi di assembramento - assicura -, mentre, per quanto riguarda il contagio, siamo in riduzione, lenta, ma reale. Oggi abbiamo poco meno di 40 casi attivi».


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