Il caso dei detriti: «Lo avevamo detto, non si è fatto nulla»
La distesa di materiale nella zona del lago di Mezzola (Foto by foto Lisignoli)

Il caso dei detriti: «Lo avevamo detto, non si è fatto nulla»

L’Unione pesca sportiva interviene sulla mancata rimozione del materiale negli alvei. «Ciò che è accaduto non è un evento eccezionale».

«Non possiamo quantificare ora quali danni abbia subito il patrimonio ittico, faremo i campionamenti quando le condizioni del fiume si assesteranno. Quello che possiamo dire è che avevamo ricominciato a ripopolare con novellame la Mera dopo che l’intero patrimonio ittico era stato azzerato dalle conseguenze della frana del Cengalo, ma, soprattutto, dalla rimozione meccanica e lo sversamento nel fiume nei giorni successivi di circa 350.000 metri cubi di limo accumulatisi in 20 anni nell’invaso idrolelettrico di Villa di Chiavenna. Uno svaso autorizzato ma dalle conseguenze letali per l’ambiente fluviale. E ad oggi, quello della ricostruzione del patrimonio ittico, che è un patrimonio di tutti, è un onere interamente a carico dei pescatori, per ora nessuno si è sentito in dovere di fare la sua parte». Così si esprime Valter Bianchini, presidente dell’Unione pesca sportiva di Sondrio, che commenta quanto accaduto nella zona del lago di Mezzola per effetto del maltempo di martedì notte e mercoledì mattina.

«Abbiamo invece letto le denuncie per la mancata rimozione dei sedimenti presenti nell’alveo della Mera che impediscono il regolare deflusso delle acque nel lago di Novate Mezzola», aggiunge, riferendosi a quanto raccontato al nostro giornale dal sindaco di Samolaco, Michele Rossi. Il primo cittadino valchiavennasco ha raccontato che dal 2017, dalla terribile frana del Cengalo, «di tutta quella massa di detriti che era arrivata dalla grande parete della cima retica fino al lago di Mezzola non ne è stato rimosso neanche un secchio».

«Purtroppo siamo stati “buon profeti in Patria” - spiega Bianchini -, questa situazione l’avevamo prevista dopo la frana del Cengalo e segnalata nelle nostre numerose relazioni inviate agli enti competenti. Nell’occasione avevamo sottolineato la necessità di intervenire immediatamente per la rimozione meccanica dei sedimenti presenti nel fiume che, oltre a non assicurare il buon regime idraulico, causano seri problemi ambientali a tutto l’ecosistema del fiume Mera e ne vanificano il recupero ambientale. Lo stesso tavolo tecnico post Cengalo istituito per la Mera, di cui facciamo parte, durante le numerose riunioni aveva accolto la nostra richiesta ed espressamente richiesto urgenti e indifferibili attività finalizzate allo spostamento del materiale presente nell’alveo. A distanza di due anni non si è fatto niente».

Parole chiare e nette quelle di Bianchini, che analizza anche come sono le attuali pratiche di “gestione” delle emergenze. «Prima dell’alluvione 87 esistevano i silos, punti fissi di escavazione degli inerti: il materiale trasportato si depositava in queste grandi vasconi nei fiumi e da lì veniva prelevato con continuità; era un sistema estremamente efficace. Oggi invece o non si fa nulla o si inseguono, come in Adda, i depositi di inerti qua e là, con effetti di breve durata che però banalizzano il corso del fiume - aggiunge il numero uno dell’Unione pesca sportiva della provincia di Sondrio -. Quello dei punti fissi di escavazione deve tornare a essere all’ordine del giorno. Ciò che è accaduto non è un evento eccezionale, rientra oramai nel normale trend meteorologico degli ultimi anni. Non si possono più affrontare i problemi idraulici conseguenti ai cambiamenti ambientali con interventi a spot, è necessario esaminare le criticità di Adda e Mera in modo complessivo, pianificando soluzioni e programmi di intervento a partire dall’alto dei corsi d’acqua».

L’analisi termina con una richiesta. «Per la Mera chiediamo che la Comunità montana di Valchiavenna, in qualità di ente capofila del Progetto Interregg, si faccia carico di convocare una riunione con tutti gli enti competenti e interessati, compresa la società A2A, gestore dell’impianto di Villa di Chiavenna, per l’analisi delle problematiche sopra esposte, al fine di trovare soluzioni condivise».


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