Il Cantone della montagna non piace alla Lega valtellinese

Il Cantone della montagna non piace alla Lega valtellinese

A dire no è per primo un esponente di spicco del partito come Massimo Sertori, già presidente di palazzo Muzio che in quelle vesti ha lottato per la difesa della Provincia di Sondrio ed ora riveste il ruolo di referente nazionale degli enti locali per il Carroccio.

«Passi per l’allargamento amministrativo della gestione sanitaria a Valcamonica e medio e alto Lario, ma i confini politici storici della provincia di Sondrio non si toccano». Ne è convinto Sertori che su quei confini ha combattuto più di una battaglia istituzionale.

Se anche in Valtellina e Valchiavenna da tempo si parla di semplificazione istituzionale, della necessità di rivedere un’organizzazione che con 77 Comuni, 5 Comunità montane, un Bim e vari Consorzi risulta quantomeno farraginosa, l’ipotesi messa sul tavolo da Maroni non convince.

«Il nome mi può anche piacere - dice Sertori che per primo aveva ipotizzato di adottare il nome di cantone Valtellina all’epoca della ventilata soppressione delle Province -, ma l’allargamento dei confini no. La provincia di Sondrio è una e una soltanto ed è quella istituita nell’ottocento, non possiamo snaturarla. Se dobbiamo annettere un paese come Colico, cosa che ho detto in qualche occasione, ragioniamoci, ma allargare in questa maniera i confini no».

Detto questo Sertori, convinto che la discussione sia prematura «perché la riforma costituzionale non è ancora passata e non è così certo che lo farà», imputa tutta questa confusione all’operato del Governo con la legge Delrio prima e la riforma costituzionale adesso.


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