«Il caffè vietato al banco,   un’assurdità»
Caffè solo ai tavolini all’aperto, vietati al banco anche quando si potrà servire ai tavolini al chiuso (Foto by gianatti)

«Il caffè vietato al banco,

un’assurdità»

Ghisla, presidente Fipe: «Incomprensibile paradosso giuridico che penalizza, intervenga il ministro»

Niente da fare per il caffè al banco, neanche in zona gialla. I clienti, a malincuore, si rassegnano aspettando l’estate e i gestori dei bar insorgono.

«Il divieto? Un incomprensibile paradosso giuridico e sanitario. Intervenga il ministero per lo Sviluppo economico perché il tema della salute pubblica non può essere separato da quello della tenuta di un intero settore» tuona la Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe), attiva all’interno dell’Unione del Commercio e del Turismo, contro le indicazioni contenute nella circolare ministeriale del 24 aprile che specifica come «il servizio al banco rimarrà possibile in presenza di strutture che consentano la consumazione all’aperto».

A farsi portavoce della protesta e della richiesta di rivedere la decisione in provincia di Sondrio, con una nota dai toni duri, è il presidente Piero Ghisla, amareggiato per l’attacco al modello tradizionale di offerta del bar italiano e preoccupato per le ricadute sulle attività già così fortemente penalizzate.

L’interpretazione del “Riaperture” ha stupito gli operatori poiché il decreto non esclude espressamente il consumo al banco, ma al contrario specifica volutamente con quali modalità può avvenire il consumo al tavolo (esclusivamente all’esterno fino al 31 maggio).

Senza contare che dopo 14 mesi di blocco delle attività di ristorazione, gli esercenti si sarebbero aspettati una regolamentazione puntuale e, soprattutto, coerente: prima dell’ultimo decreto in zona gialla i bar hanno sempre avuto la possibilità di effettuare la somministrazione al banco, anche in virtù del fatto che si tratta di un consumo veloce, che non implica una lunga permanenza all’interno degli esercizi. «Siamo di fronte a un doppio paradosso - sottolinea Aldo Cursano, vicepresidente vicario nazionale della Fipe -. Dall’inizio della pandemia ci hanno spiegato che il virus si trasmette in seguito a contatti prolungati, ravvicinati e non protetti. Eppure ora si vieta il consumo al banco, che per sua natura è estremamente rapido. Il secondo è che, in base a quanto stabilito dal decreto appena entrato in vigore, dal primo giugno si potrà riprendere il consumo ai tavoli anche al chiuso. Curiosamente però, stando alle indicazioni del Viminale, non al banco». Dove invece si potranno ricominciare le somministrazioni dal primo luglio.

Insomma un pasticcio o, per dirla con le parole della Fipe, un paradosso giuridico e sanitario al quale è necessario mettere fine.

«È un attacco al modello di offerta del bar italiano - dichiara Ghisla - che si differenzia da quelli degli altri Paesi, proprio perché basato sul consumo al banco veloce e, volendo guardare, anche più economico. Un provvedimento punitivo ingiustificato, anche sotto il profilo scientifico sui rischi sanitari che si corrono. Proprio la scienza continua infatti a sostenere che il rischio di contagio cresce con l’aumento del tempo di contatto».

Cinquecento attività

Per dare voce agli oltre 500 bar del territorio provinciale, Fipe/Confcommercio di Sondrio si associa alla richiesta del presidente nazionale della categoria Lino Enrico Stoppani di un intervento urgente da parte del Mise, «perché ormai - l’assunto di partenza - il tema della salute pubblica non può essere separato da quello della tenuta di un intero settore produttivo».


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