Il bullismo sul web: «Le parole fanno  più male delle botte»
Il tavolo dei relatori all’incontro di domenica sera all’auditorium dell’Alberti

Il bullismo sul web: «Le parole fanno

più male delle botte»

Il convegno a Bormio: esperti a confronto con il Rotary Club. Anche la testimonianza del padre di una ragazza. che si è uccisa per un suo video messo su internet.

Serata senza dubbio interessante e ricca di spunti di riflessione quella proposta domenica sera dal Rotary Club Bormio Contea all’auditorium dell’istituto “Alberti” di Bormio, presieduto dal dirigente Francesca Fumagalli. Cinque relatori d’eccezione hanno affrontato, di fronte ad una nutrita platea con genitori, insegnanti e gli alunni delle classi quinte dell’istituto, lo scottante tema legato al cyberbullismo, alla sua diffusione – molto più alta di quanto si possa pensare – ai suoi effetti fisici ma soprattutto psicologici sui giovani coinvolti.

In apertura Paolo Picchio, papà di Carolina, la giovane di Novara che morì suicida nel gennaio del 2013, a quattordici anni (dopo che venne diffuso in rete un video a sfondo sessuale che aveva lei come protagonista ndr.), ha presentato una ricostruzione video, con attori, di quella notte nella quale la vita di sua figlia fu segnata per sempre. Una festa, qualche bicchiere di troppo, Carolina che perde conoscenza e che, inconsapevolmente, diviene protagonista di un video che, nel giro di pochi giorni, diventerà virale. “Le parole fanno più male delle botte”: questo uno stralcio della frase scritta dalla giovane prima di lanciarsi dalla finestra. Il suo sarà il primo processo in Italia per cyberbullismo conclusosi con la confessione di tutti i ragazzi coinvolti e la loro condanna, tre anni di udienze che, inevitabilmente, hanno segnato anche la vita dei colpevoli.

«I ragazzi – ha sottolineato papà Paolo – non si rendono conto di come un utilizzo improprio del web possa diventare dannoso e violento. Genitori, insegnanti e la scuola debbono recuperare certe regole. La diversità è una fonte continua di insulti; la legge proposta dal senatore Elena Ferrara, insegnante di musica di Carolina, fa della scuola il punto centrale». Il papà della giovane morta suicida vuole che quelle 6000 pagine processuali siano le ultime anche se i dati diffusi dal Ministero, ad oggi, non sono proprio edificanti. Sembra infatti che circa il 50% dei ragazzi tra gli 11 ed i 17 anni abbia subito o partecipato, anche indirettamente, a cyberbullismo, dato che significa che stiamo parlando di 4 milioni di giovani. Tra i sogni dell’ingegner Picchio anche «la costruzione del primo centro in Italia per la cura del cyberbullismo, un progetto ambizioso che dovrà far rete su tutto il territorio nazionale» La psichiatra Sara Giulianelli ha ripercorso la “storia” del bullo, personaggio che esisteva già al tempo del libro “Cuore” di Edmondo De Amicis, cioè nel 1888, ma che si è tremendamente evoluto – in senso negativo – con gli anni diventando un fenomeno, sulla rete, che non ha più né limiti né confini.

La psicologa Milena Pedrini ha puntato l’attenzione sui valori, sulla loro costruzione e sul fatto che nessuno nasce cattivo, bullo o vittima ma l’evoluzione è subordinata a fattori psicologici, sociali ed ambientali. E ricordiamoci che colpevole è chi guarda come chi agisce ed i reati elencati dal comandante dei Carabinieri di Tirano Luca Mechilli sono davvero molti. Dalla diffamazione, oramai quasi quotidiana su internet, alla minaccia, alla violenza privata, agli atti persecutori come lo stalking, all’estorsione, alla violenza sessuale.


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