«Il bambino salvato  da seggiolino e tetto  Piangeva disperato»
La scena che si è presentata ai primi soccorritori, con la massa di pietre e fango che ha travolto l’auto della famiglia Pasquaone

«Il bambino salvato

da seggiolino e tetto

Piangeva disperato»

Il racconto. Il capogruppo dei Vigili del fuoco intervenuto subito dopo la frana: «Per gli altri non c’era nulla da fare»

«Piangeva come un disperato, ma era vivo. L’unico, su quell’auto, sotto quel fango, a dare segni inequivocabili di vita, e, su di lui, sul piccolo sopravvissuto alla frana, ci siamo concentrati».

A parlare è Egidio Pedrotti, capogruppo dei vigili del fuoco volontari di Chiesa in Valmalenco, i primi ad arrivare sul luogo della tragedia, in sei, scortati dai carabinieri del comando compagnia di Sondrio e dal mezzo di soccorso Areu. Un intervento impegnativo, il loro, di quelli che, certamente, non potranno dimenticare.

«Grazie al supporto dei carabinieri, comunque, siamo arrivati sul “target” il prima possibile - afferma Pedrotti - e, lì, abbiamo subito capito che la situazione era grave. Aveva da poco cessato di piovere e, coi colleghi, armati di cesoie, ci siamo fatti strada, nel fango, verso la Dacia Sandero dove erano intrappolate le persone. Quattro in tutto. Due adulti, una ragazzina e un bambino piccolo. Il bimbo era seduto dietro, l’unico che abbiamo trovato ancora vivo. Piangeva, poveretto. Ma era vivo e cosciente. A proteggerlo è stato sia il seggiolino sia il tetto dell’auto che gli si era schiacciato sopra, senza, tuttavia, ferirlo».

Lui, 5 anni appena, è rimasto lì, accovacciato dentro questa nicchia ricavata per caso nell’auto, fino a quando i vigili del fuoco non l’hanno liberato. «Siamo andati di cesoie per tagliare il tettuccio e di divaricatori per liberare il piccolo il più in fretta possibile - racconta Pedrotti -, concentrandoci su di lui, perché, purtroppo, era evidente che per gli altri tre occupanti dell’auto non c’era più nulla da fare».

Una volta estratto, il bambino, che non appariva avere traumi evidenti, è stato consegnato nelle mani dei soccorritori Areu, giunti con l’elisoccorso decollato da Sondrio, l’automedica e un mezzo di soccorso di base, giunti, pure, dal capoluogo, oltre al mezzo di base salito da Chiesa in Valmalenco.

Bimbo che, ieri, si trovava ancora ricoverato in Terapia intensiva pediatrica, in prognosi riservata all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, con decorso stabile, anche se vi sono buoni margini di ottimismo circa la sua ripresa. Non presenterebbe traumi particolari, ma viene tenuto in sedazione a scopo precauzionale avendo, con ogni probabilità, inalato fanghiglia e polveri che possono procurare infezioni polmonari.

Ad assistere al salvataggio, e, purtroppo, al recupero dei cadaveri delle tre vittime (Gianluca Pasqualone, 45 anni, la moglie Silvia Brocca, 41, entrambi di Comabbio, in provincia di Varese, e di Alabama, 10 anni, pure di Comabbio), c’erano, dall’altra parte della frana, verso Chiareggio, da cui provenivano, i genitori della bambina, Gilberto e Paola Guizzardi, straziati.

«Erano lì, - dice Egidio Pedrotti- e per loro, è stato terribile assistere, impotenti, a una simile tragedia. E’ stato difficile anche per noi, lo ammetto»


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