Idroelettrico e nuove dighe  «Così si salva il pianeta»
I relatori e della tavola rotonda su “Dighe e territorio” che ha aperto l’ottavo convegno sull’Energia idroelettrica (Foto by gianatti)

Idroelettrico e nuove dighe

«Così si salva il pianeta»

L’esperto Mercalli alla tavola rotonda su “Dighe e territorio” «Non solo solare e eolico, dobbiamo riuscire a immagazzinare l’acqua»

Idroelettrico per abbassare la febbre del nostro Pianeta.

C’è anche la produzione di energia elettrica dall’acqua tra gli strumenti da mettere in campo nella strategia necessaria per arrivare entro il 2050 (55% entro il 2030) alla decarbonizzazione dell’economia come previsto dall’accordo di Parigi sul clima ed evitare così che il riscaldamento globale superi i 2 gradi, scongiurando soprattutto che quella soglia venga superata.

E anzi «l’idroelettrico è già oggi una parte della soluzione al problema in quanto è la forma di energia rinnovabile storicamente più diffusa, consolidata e anche più efficace nel mondo».

Ad affrontare l’interessante quanto attuale tema è stato ieri mattina Luca Mercalli della Società meteorologica italiana, moderatore della tavola rotonda su “Dighe e territorio” che ha aperto l’ottavo convegno sull’Energia idroelettrica rivolto a tutti gli attori coinvolti nel mantenimento del macchinario idroelettrico e delle opere idrauliche, organizzato dall’Associazione Italiana Prove non Distruttive Monitoraggio Diagnostica e Laboratori di Prova (AIPnD) presieduta da Ezio Tuberosa di Iren Energia alla sala Succetti dell’Unione Artigiani di Sondrio.

Capire il peso dell’idroelettrico nel discorso climatico non è difficile pensando che rappresenta la prima fonte rinnovabile in Italia: con la produzione del 41% dell’energia complessiva rinnovabile necessaria al Paese è il comparto trainante.

Sono quasi 4.300 gli impianti italiani che ogni anno producono 46 Twh.

Nel suo piccolo la provincia di Sondrio con le sue 27 grandi dighe, 500 km di canali e un fatturato tra i 500/700 milioni di euro l’anno contribuisce per il 14% del totale (il 50% della produzione lombarda).

Cosa fare

E anche se il solare e l’eolico sono i due principali candidati protagonisti del futuro green del Paese, l’idroelettrico mantiene una grande importanza sia in fatto di produzione di energia rinnovabile, sia per quanto riguarda la possibilità di accumulare acqua nei suoi invasi, preziosi bacini in un futuro in cui l’acqua sarà sempre più scarsa.

«È necessario immaginare strategie sull’accumulo di acqua - Mercalli - in vista di un suo uso plurimo: non solo per l’energia, non solo per l’agricoltura, non solo idropotabile, non solo sotto forma di controllo e laminazione delle piene, ma tutto questo insieme».

«E insieme con una collaborazione con i territori che ospitano gli impianti perché una diga a differenza del resto degli oggetti della globalizzazione, non si può spostare», ha aggiunto.
Parola d’ordine: «Progettare oggi la riserva d’acqua per domani».

NUOVE DIGHE
«L’agricoltura chiederà più acqua, il civile ne chiederà di più, mentre l’idroelettrico già ne vuole di più oggi per decarbonizzare - dice Mercalli -. E dunque sarà necessario imparare a metterne da parte».

Una visione sposata da Nicola Brizzo responsabile del settore idroelettrico di Iren energia.

Di «spazi inespressi» sia nell’arco alpino che sull’Appennino per nuovi invasi ad uso plurimo ha parlato anche Roberto Barbieri, dirigente di Edison, ricordando anche l’importanza della manutenzione delle dighe e i percorsi virtuosi portati avanti in Valtellina grazie agli accordi tra concessionari ed enti dopo l’alluvione dell’87.

«Nuove dighe? Noi ne saremmo molto contenti, ma se già per adeguare quelle esistenti servono anni, pensare ad progetto nuovo significa parlare di decenni - è intervenuto Roberto Scottoni di A2A - anche perché quando si bussa agli enti autorizzativi la risposta è spesso un no». E allora intanto è necessario portare avanti le opere di manutenzione sugli impianti esistenti, «una cosa non banale» dice Scottoni ricordando gli interventi di adeguamento sismico in corso sugli invasi di competenza, in particolare su dighe in Friuli e Calabria.


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