I volti dei Lenatti. Viaggio nella storia delle cime malenche
Immagini in bianco e nero per far rivivere antiche emozioni

I volti dei Lenatti. Viaggio nella storia delle cime malenche

Mostra a Chiareggio: dai bivacchi improvvisati di un tempo con alpinisti avvolti nei teli come bozzoli, ai giorni nostri. Da quattro generazioni passione trasformata in mestiere

I volti dei Lenatti, quattro generazioni di guide alpine, fanno da guida (è il caso di dirlo) al visitatore dell’interessante mostra in corso a Chiareggio nella suggestiva “truna” del paese, vicino alla chiesetta di Sant’Anna. Un tunnel di roccia in cui entrare per scoprire la storia di 150 anni della montagna malenca. Ed entrare anche nella storia, perché la presenza di quattro generazioni di guide nella stessa famiglia rappresenta un unicum a livello nazionale.

La vita dei quattro Lenatti, dal capostipite Silvio Lenatti (1858 - 1915) al figlio Livio (1902 - 1987), al nipote Enrico (1930 - 1998), guida dal 1957, al bisnipote Livio Lenatti, nato nel 1956, guida dal 1975, attualmente direttore degli impianti di risalita del Palù, si intreccia intimamente a quella della valle in cui sono vissuti e vivono, accompagnando scalatori in montagna, tentando di conquistare, e spesso riuscendoci, cime finora inviolate, soccorrendo compagni, immergendosi nel paesaggio stesso come in una stupenda immagine fotografica in bianco e nero, che assume il valore di simbolo dell’intera mostra. Sono uomini che alla montagna hanno dedicato la loro vita, dai pionieri come Silvio al bisnipote Livio. E dalla montagna hanno tratto di che vivere, unendo la passione al lavoro, tracciando la strada a molti che sarebbero venuti dopo. Insieme a quelle dei Lenatti, le immagini di altre dinastie malenche di guide, Folatti, Mitta, Masa, Dell’Avo, Ioli, Schenatti e Pedrotti, in una sorta di album di famiglia.

Le fotografie in bianco e nero restituiscono l’epica di una montagna affrontata con attrezzature approssimative, abbigliamento certamente non tecnico, quasi come una passeggiata ma di durezza incredibile. Colpisce l’immagine di un bivacco improvvisato, con gli alpinisti avvolti nei teli come bozzoli in cui ripararsi dal gelo e dalla tormenta. Sono fotografie che appartengono ad un tempo lontano e che mostrano uomini nell’atto della conquista, dai sorrisi fuggevoli, sempre molto concentrati, perché alla montagna è meglio non dare mai troppa confidenza. Nel passaggio al colore, anche l’andare per cime si fa più moderno, l’abbigliamento cambia e le attrezzature si fanno più consone, ma l’amore per il proprio lavoro rimane lo stesso. La mostra rimarrà aperta fino al 7 settembre.


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