I sindaci dell’Alta valle  contro il sindacato  «Servizi al Morelli»
Polemica per l’ospedale Morelli

I sindaci dell’Alta valle

contro il sindacato

«Servizi al Morelli»

La lettera«Anaao-Assomed non conoscono la materia Impensabile concentrarli all’ospedale di Sondrio

La replica era nell’aria, e puntualmente è arrivata. Del resto il tono delle critiche era troppo acceso perché rimanesse lettera morta.

A prendere carta e penna sono sindaci dell’Alta Valle, che si dicono «indignati dalle dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dal Sindacato Anaao-Assomed Lombardia - Associazione medici dirigenti ospedalieri pubblici - dalle quali si evince la contrarietà al ripristino al Morelli dello status ante-Covid».

Nessun commento, al momento, giunge invece dal mondo della politica regionale e dall’Asst.

Al centro della polemica c’è la distribuzione sul territorio dei servizi ospedalieri, fortemente osteggiata dal sindacato. «È una condizione, questa, che permetterebbe di superare definitivamente il Piano del Politecnico, redatto nel 2019, il quale prevedeva una sostanziale concentrazione dei servizi ospedalieri nell’ospedale del capoluogo, ma soprattutto che consentirebbe all’intero territorio della Media e Alta Valtellina di poter tornare a contare su un ospedale funzionante in grado di far fronte alle esigenze dei cittadini, anche in vista dell’imminente stagione estiva», spiegano i sindaci.

I primi cittadini, rincarando la dose, «trovano vergognoso che si possa parlare di sanità e servizi sanitari, per di più da parte di un sindacato di medici, come oggetto di scambio e di contentini politici. Il sindacato in questione forse ignora la storia del Morelli, che da sanatorio più grande d’Europa, in prima linea nella cura della tubercolosi, divenne, negli anni ‘70 uno dei più importanti ospedali di rilievo regionale e nazionale, in cui furono molti i professionisti e le specialità, tra cui chirurgia vascolare, chirurgia toracica, neurochirurgia, unità spinale unipolare (unica in Lombardia insieme a quella del Niguarda) in grado di fare scuola a livello nazionale».

Inoltre, continuano, «proprio il Morelli fu dotato, tra i primi in Lombardia, di un eliporto così da far muovere al 118 i primi passi dell’Emergenza/Urgenza».

Questa la premessa. Poi l’intervento dei sindaci descrive la fase del declino. «A fronte di una storia di assoluta eccellenza, si è assistito, negli anni, a un progressivo depauperamento dell’ospedale, sfociato nel Piano di riqualificazione della rete ospedaliera, un progetto di irreversibile smantellamento dell’ospedale Morelli, al quale i sindaci dell’Alta Valle si sono convintamente opposti, unitamente al Comitato a difesa della sanità di montagna, sostenuti da una diffusa contrarietà popolare alle decisioni di Regione Lombardia. Infine, l’emergenza sanitaria dovuta al covid-19 ha fatto scrivere al Morelli una nuova pagina di efficienza sanitaria».

Scandaloso

Non poteva mancare il riferimento alle peculiarità geografiche di Valtellina e Valchiavenna.

«Il sindacato ignora altresì che la provincia di Sondrio è un territorio vastissimo, l’unico interamente montano della Lombardia, con scarse infrastrutture di collegamento e bassa densità demografica pur vantando, in Alta Valtellina (area che si accinge a gestire l’evento delle Olimpiadi invernali 2026), una presenza turistica di oltre 3 milioni l’anno, che per queste ragioni necessita di un ospedale di riferimento pienamente funzionate con le sue alte specialità e un servizio di emergenza/urgenza adeguato. E forse il sindacato non ricorda il tragico episodio avvenuto lo scorso marzo nel quale, per totale inadeguatezza dell’assistenza sanitaria, perse la vita un 55enne di Valdidentro».

Poi l’affondo: «Ci rifiutiamo di credere che un sindacato specialistico come Anaao-Assomed assuma autonomamente certe tesi: stupisce il tempismo ad orologeria dei rappresentanti dello stesso, sigg. Piavanini e Magnone, che definiscono il Morelli ospedale di campanile, parlano della necessità di volumi adeguati, sicurezza e competenze migliori nonché di baratti politici. L’unica cosa che si palesa è la totale disconoscenza della materia, nello specifico valtellinese, senza precedenti. A pensar bene viene il dubbio che abbiano invertito i due ospedali. E ci si inoltra addirittura sulla bontà della scelta politica attuale: peccato non ci si sia mai pronunciati su quelle passate che hanno ingenerato l’attuale, tragica, situazione».

La conclusione è un invito a tradurre le parole in interventi concreti.

«Le richieste e istanze che i sindaci dell’Alta Valle portano avanti da più di un anno non rappresentano un mero capriccio politico, bensì un’esigenza sacrosanta dei cittadini della montagna che non possono e non devono essere trattati come cittadini di serie B; pertanto, al di là di tristi illazioni avanzate da chi non conosce il territorio dell’Alta Valle e le sue criticità.

«Ci auguriamo - concludono - che le dichiarazioni rese dal vicepresidente di Regione Lombardia, nonché assessore al Welfare, Letizia Moratti, e dal direttore generale della direzione generale Welfare, Pavesi, trovino presto riscontro nei fatti».


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