I sindaci ai Grigioni:  «Stop a hotel e cantieri»

I sindaci ai Grigioni:

«Stop a hotel e cantieri»

L’appello Una lettera per chiedere agli svizzeri aiuti a contenere il contagio

«Aiutateci a contenere l’espansione del coronavirus chiudendo i cantieri e gli alberghi».

I sindaci e la Comunità montana della Valchiavenna hanno scritto ieri mattina alle istituzioni dei Grigioni – governo e parlamento retico e sindaci delle valli di confine – per chiedere di fermare il lavoro nei settori di occupazione dei frontalieri.

In un territorio dove ogni giorno migliaia di lavoratori – fino a seimila secondo le stime degli enti locali italiani per la provincia di Sondrio – superano il confine, secondo le autorità valchiavennasche occorre uniformare le misure in Lombardia e in una zona come i Grigioni dove c’è una costante crescita dei casi, a cominciare dall’Engadina.

Stop a cantieri e alberghi

«In Italia stiamo imponendo la quarantena per contenere i contagi, anche se di giorno in giorno aumentano in maniera esponenziale - scrivono i sindaci -. Il nostro timore, scientificamente testato e validato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è che laddove non si prendono provvedimenti rigidi, il contagio si protragga per più tempo e a più persone contemporaneamente».

Ovvio che se in Italia tutto si ferma ma non si ferma il flusso dei frontalieri da e verso la Svizzera il problema rimane.

«Per questo motivo, a gran voce, vi chiediamo di chiudere tutti i cantieri non essenziali dell’Engadina, Bregaglia, Moesa e Poschiavo al fine di spegnere il prima possibile il contagio tra i lavoratori frontalieri presenti nelle vostre ditte. Fermarsi ora vuol dire non perdere la stagione estiva. Con una quarantena imposta riusciamo a fermare il contagio, a identificare i pazienti colpiti sintomatici e a fermare il virus in quelli asintomatici».

I sindaci precisano che la richiesta non riguarda il personale del settore sanitario e include invece la proposta di «sospendere l’attività alberghiera anticipando la fine stagione di pochi giorni ormai».


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