I ragazzi del Caurga: «Ora non additateci  tutti come tossici»
I militari mercoledì hanno fatto ingresso al Caurga

I ragazzi del Caurga: «Ora non additateci

tutti come tossici»

Il caso a Chiavenna. Stupore e preoccupazione tra gli studenti

il giorno dopo l’arresto e le segnalazioni per droga. «Ne esce un’immagine che non corrisponde al vero».

«Adesso non additateci come tossici!». Stupore per quanto accaduto, anche se la perquisizione non è stata proprio un fulmine a ciel sereno a quanto pare, ma soprattutto preoccupazione per l’immagine della scuola. E degli studenti che la frequentano, ovviamente.

Questo arriva dalle voci dei ragazzi, quelli che hanno voluto dire la loro ieri all’uscita dalle lezioni dell’istituto alberghiero professionale Caurga di Chiavenna. «Sono valtellinese – spiega una giovane – e già mi è capitato di sentir dire che la mia è una scuola di tossici. Dispiace che da questa vicenda esca questa immagine che non corrisponde al vero. Si tratta di poche persone, non di tutti gli studenti». Le riflessioni dei ragazzi sono pacate. Non sembra esserci animosità nei confronti della dirigenza o delle forze dell’ordine. C’è, evidente, il timore dello stigma e la sorpresa nel vedere, almeno tra le voci sentite, un compagno di scuola arrestato e ritenuto fino a quel momento insospettabile: «Conosco bene il ragazzo arrestato – spiega un altro giovane coetaneo – e non mi sarei mai immaginato una situazione del genere. Per come lo conosco, si tratta di un bravo ragazzo».

Un’impressione confermata anche da altri, che parlano di un giovane per nulla additabile come “testa calda”. Anzi, gentile e disponibile a detta di tutti. «Speriamo che per lui le conseguenze non siano pesanti – commenta un terzo – anche se ha compiuto una stupidata grave». In generale il clima che si è respirato in questi giorni tra i giovanissimi sembra essere stato buono. Tanta, però, è stata l’impressione nel trovarsi davanti i militari con le unità cinofile al seguito: «In qualche modo ce lo aspettavamo – spiegano – perché recentemente c’erano stati alcuni controlli in stazione. Certo le perquisizioni nelle aule e quelle personali sono fatti che colpiscono». L’iniziativa è stata sicuramente “forte” anche se compiuta dalle forze dell’ordine con tutta la discrezione possibile all’interno di una scuola che in questi anni si è molto prodigata per prevenire fenomeni come il bullismo e per, ultima iniziativa delle scorse settimane chiamato Unplugged, cercare di ridurre l’impatto dell’uso dello smartphone tra i ragazzi almeno durante le lezioni. Non si vedono, però, tutti i giorni i Carabinieri all’interno di una scuola e quanto avvenuto mercoledì qualche segno lo ha lasciato. Tanto che qualcuno, anche tra i docenti, non sembra aver gradito troppo e non partecipa al coro di consensi che avvolge l’operazione: «Conosco il giovane arrestato – spiega un professore – e mi è sempre sembrato un ragazzo gentile, disponibile e educato. Per questo sono sorpreso. Niente da dire sulla bontà dell’operazione, ma per quanto riguarda le modalità forse si poteva fare meglio. Credo che le perquisizioni personali all’interno della scuola non siano state un bel segnale. Si poteva tranquillamente fermare i ragazzi all’uscita alla fine delle lezioni, garantendo maggiormente la dignità di quelli che sono comunque ragazzi minorenni».


© RIPRODUZIONE RISERVATA