I parroci pronti a difendere l’ospedale di Morbegno
Don Andrea Salandi, sullo sfondo don Francesco Quadrio

I parroci pronti a difendere l’ospedale di Morbegno

Don Andrea Salandi spiega l’allarme generato tra i parrocchiani del Vicariato sul pronto soccorso. «Per questo abbiamo aderito alla raccolta firme del Comitato e abbiamo chiesto all’Asst di spiegarci i cambiamenti».

A difesa dell’ospedale di Morbegno scendono in campo anche i parroci. Insieme al comitato popolare “Salviamo la nostra sanità”, che ha prorogato la sua presenza sotto il presidio sanitario sino al 21 maggio, ci sono anche tutti i presidenti dei Comitati di zona morbegnesi.

Il coro all’unisono si rivolge ai vertici dell’Azienda sanitaria per chiedere innanzitutto spiegazioni esaurienti. «Singolarmente molti di noi avevano già sottoscritto la petizione popolare del comitato nelle settimane passate, preoccupati per quanto sta accadendo attorno all’ospedale - spiega il parroco di Morbegno, don Andrea Salandi -. Di seguito ci siamo confrontati e a tutela delle comunità in cui operiamo ci siamo sentiti in dovere, nel rispetto dei ruoli di ognuno, di avanzare delle richieste ai vertici della sanità». Così i parroci delle parrocchie del Vicariato di Morbegno (Morbegno, Regoledo, Cosio Stazione, Rogolo, Traona, Mello, Civo, Caspano, Roncaglia, Dazio, Campovico, Paniga, Desco, Bema, Albaredo, Gerola, Sacco, Rasura) hanno sottoscritto una lettera inviata all’Asst dalla quale attendono «risposte entro un paio di settimane», spiegando che «come la maggior parte dei nostri parrocchiani, appena abbiamo saputo che entro pochi giorni si sarebbe chiuso il pronto soccorso di Morbegno durante la notte, abbiamo aderito alla raccolta firme promossa dal comitato - dicono i parroci -. Poi ci siamo resi conto che i servizi e reparti dell’ospedale erano silenziosamente scomparsi senza che la popolazione fosse tenuta al corrente e coinvolta nella decisione».

I don rimarcano come manchino informazioni certe sulla situazione reale dei servizi sanitari. «L’informazione istituzionale tramite internet non è aggiornata (i dati, sintetici, risalgono al 2012) e comunque è assolutamente vaga, imprecisa e quindi, dal punto di vista del servizio, inutile. L’informazione tramite stampa è visibilmente contraddittoria». Inoltre, rilevano come un pronto soccorso «supportato da servizi e reparti» sia «indispensabile» e che quello attuale vada potenziato. Per questo si chiede una relazione dettagliata dei servizi sanitari nell’area diagnostica, «specificando i servizi, gli strumenti utilizzati con le loro caratteristiche tecniche fondamentali, gli orari di apertura, gli orari di reperibilità, il numero e la tipologia degli operatori», quindi i servizi ambulatoriali «con elenco delle specialità, delle strumentazioni utilizzate, dei tempi di disponibilità» poi i reparti del presidio ospedaliero «con numero di posti letto e personale impiegato». E infine il pronto soccorso-pronto intervento, «specificando i tipi di intervento, gli orari di apertura, il numero e tipologia di operatori, i mezzi mobili di soccorso con numero degli operatori e loro orario di lavoro».

E rimarcano: «Il servizio sanitario offerto alla popolazione è fondamentale per i bisogni di salute come garantito dalla Costituzione italiana. Poiché i dati richiesti sono quelli già inseriti nel Piano di organizzazione aziendale, attualmente non visibile alla popolazione, e considerata l’urgenza del bisogno, saremmo molto grati per una risposta certa e rassicurante in tempi brevi e possibilmente entro due settimane».

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