Lunedì 15 Settembre 2014

I Comuni: «Salviamo

le stazioni dal degrado»

La stazione di Verceia: da anni si parla di un suo possibile spostamento

Un tavolo istituzionale che coinvolga tutti i sindaci dei comuni posti sulla tratta Colico-Chiavenna della linea ferroviaria. È questa la proposta lanciata in questi giorni dal sindaco di Prata Camportaccio Davide Tarabini. Obiettivo trovare accordi con la società che gestisce le stazioni in dismissione per riutilizzare gli immobili. Non solo, ovviamente, visto che sotto analisi ci saranno anche lo stato del materiale viaggiante, gli orari e tutto quanto concerne la vita dei pendolari e degli studenti.

«La mia proposta – spiega Tarabini – ha già ricevuto l’adesione del sindaco di Samolaco e di quello di Chiavenna. Mi auguro che anche Novate, Verceia e Dubino vogliano accettare di far parte di questo gruppo di lavoro». Con Rfi Prata Camportaccio ha già avviato contatti. Soprattutto per risolvere l’incresciosa situazione della stazione di San Cassiano e della pensilina di Prata Centro, che certamente non versano in buone condizioni: «Nella mattinata di venerdì abbiamo tenuto un sopralluogo con dirigenti e tecnici responsabili della società Rfi per valutare la messa in sicurezza dei passaggi pedonali ferroviari con girandola presenti a Prata e San Cassiano. Incoraggianti i contatti avviati con le diverse direzioni del Gruppo Ferrovie alle quali il comune ha richiesto il ripristino della pensilina di Prata e la riapertura della stazione di San Cassiano oggetto di vandalismi negli ultimi anni. Abbiamo incontrato dirigenti che stanno dimostrando con i fatti la volontà di trovare soluzioni efficaci al problema per una riqualificazione generale della linea».

Per ora sistemazione delle stazioni, ma l’obiettivo del sindaco è più ambizioso: «Risulta evidente come per la società che gestisce le stazioni, queste siano ormai un peso anche economico. Credo che sia arrivato il momento per i comuni di risolvere queste situazioni facendosi carico di questi immobili, anche per risolvere le situazioni di degrado». Per farne cosa?: «Ci sono resistenze a trasformare queste strutture in immobili destinati, ad esempio, all’housing sociale – conclude il primo cittadino -. Altri usi, però, sono possibili. Pensiamo a quanto fatto altrove, dove le stazioni in disarmo sono state affidate in comodato ad associazioni che contribuiscono a mantenerle in uno stato di decoro e le utilizzano per i loro fini sociali».

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