I cervi fanno danni  Denuncia in Valfurva
I terreni di Michele Martinalli dopo le incursioni dei cervi

I cervi fanno danni

Denuncia in Valfurva

Valfurva Lo sfogo di un apicoltore e coltivatore

La Valfurva, comune per la quasi totalità inserito nel parco nazionale dello Stelvio, se da un lato gode delle bellezze naturalistiche del territorio dall’altro, purtroppo, è costretta a fare la conta dei danni causati dagli ungulati.

In questi giorni si susseguono, anche sulle pagine del nostro giornale, segnalazioni di episodi di danneggiamenti da parte degli animali: dai cervi ai cinghiali in media e bassa Valtellina, dalle razzie di animali in alta quota con protagonisti il lupo o l’orso. E stavolta, ad avere la peggio, sono state le coltivazioni di patate e di grano saraceno in quel di Teregua, patrimonio di “Al Renc’ miele bio di montagna”.

Deluso e sconfortato il titolarehe da sei anni coltiva api in gran parte della Valtellina, attività alla quale ha affiancato anche i prodotti del campo. «È inutile fare convegni, dire belle parole sulla valorizzazione del territorio, sulla coltivazione di colture antiche tradizionali - questo il suo sfogo -. Anche i pochi che fanno questo per passione (visto che il guadagno, anche se la resa fosse massima, sarebbe poco più di zero) andranno a smettere e nessuno lo farà più se i risultati sono sempre questi».

La conta dei danni è presto fatta: 1000 metri quadrati di patate in parte rovinate e 2000 metri quadrati di grano saraceno quasi totalmente rovinato e mangiato. Da sottolineare che, in questo caso, si tratta di campi totalmente recintati e con corrente elettrificata. «Non c’è giorno - ha rilevato - che non troviamo fili rotti o pali ribaltati. Le soluzioni sono semplici: o tutta questa biodiversità di colture e tradizioni andrà a sparire oppure ci vuole una gestione del territorio e degli animali selvatici consapevole. È prassi vedere cervi di giorno in queste zone, immaginiamoci durante la notte. Il territorio viene mantenuto e migliorato se c’è un giusto equilibrio tra uomo e fauna selvatica, è così e sempre lo sarà».

Uno squilibrio, quello tra ungulati e territorio, che sembra essere evidente almeno a detta di chi opera, lavora e coltiva il territorio.

«Anni fa avevo seminato i fiori - ha raccontato - per le api ma, ogni anno, i cervi mangiano i semi e, di conseguenza, si registra un impoverimento della flora. La scorsa primavera anche in Valdidentro, dove avevo degli apiari, una cerva è rimasta incastrata nella mia rete. Risultato tre casette di api ribaltate e, dato che la temperatura era al di sotto dello zero, tante sono state schiacciate ed altrettante sono morte».

Escluso dai risarcimenti

Ora in Valfurva, nonostante le reti, il raccolto viene pesantemente danneggiato. E, al di là del fatto che un agricolo non coltiva pensando ai ristori ma nell’ottica di far produrre il terreno, le difficoltà sono evidenti anche sul fronte risarcimenti: «Mi hanno detto - ha concluso - che per i danni da cervi nel parco occorre avere almeno 10.000 mq di terreno che, personalmente, non possiedo».


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