«Ho fatto il vaccino per lavorare  Ma non condivido il metodo»
Fra tre settimane anche sul luogo di lavoro sarà obbligatorio il Green pass

«Ho fatto il vaccino per lavorare

Ma non condivido il metodo»

Si viaggia al ritmo di mille somministrazioni al giorno dopo l’obbligo del Green pass

Il count down è già iniziato, tra 23 giorni, poco più di tre settimane, per poter svolgere quasi qualunque tipo di lavoro occorrerà avere ed esibire il Green pass.

E l’effetto si vede, eccome: domenica erano state 1.167 le dosi somministrate in una sola giornata (364 prime dosi e 803 richiami) in provincia di Sondrio e lunedì i numeri sono stati decisamente alti: 1.170 somministrazioni in Valtellina e Valchiavenna, di cui 243 prime dosi e 927 richiami.

La copertura vaccinale in provincia ha superato quota 89%, a livello regionale solo Lecco e Monza Brianza fanno meglio di noi. E presto, stando alle prenotazioni giunte in questi giorni, si potrà arrivare a coprire con la prima dose il 90% della popolazione target locale.

Un salto che senza dubbio ha a che fare con l’estensione del Green pass. E tra chi ha cambiato idea, decidendo si sottoporsi alla vaccinazione nonostante l’intenzione precedente di evitare l’iniezione, ci sono sia no vax convinti, sia persone che non condividono la necessità di vaccinarsi, sia persone che hanno paure e preoccupazioni legittime.

«Non mi ero ancora vaccinato, ma domenica ho fatto la prima dose. Probabilmente lo avrei fatto comunque, per il bene dell’azienda in cui lavoro, ma sinceramente non approvo il metodo che è stato scelto per spingere chi non voleva a vaccinarsi - racconta un 38 enne -. Non ho paura delle reazioni avverse, non è per quello che non l’ho ancora fatto, ma semplicemente credo si sia investito troppo sulle case farmaceutiche quando si poteva, invece, investire sulla sanità. Le priorità sarebbero altre, ora sembra che interessi solo il Green pass, e non posso evitare di farmi qualche domanda in merito».

Discorso completamente diverso quello di una 40enne che preferisce non rivelare la sua identità.

«Non sono assolutamente no vax, ma non voglio fare questo vaccino perché sono semplicemente terrorizzata - afferma, raccontando la sua storia -. Sono a rischio trombo embolico, ma purtroppo nessun medico mi firma l’esenzione, e so di altri casi simili al mio, persone con allergie ai farmaci che sono andate a vaccinarsi piangendo per la paura che potesse succedere qualcosa.

Sarò costretta anche io a fare così - aggiunge - perché nel mio ufficio abbiamo lavorato praticamente sempre in presenza, non posso permettermi di essere messa in aspettativa non pagata fino a chissà quando, e nemmeno di farmi fare un tampone ogni due o tre giorni Guadagno poco e quello che guadagno mi serve per mantenere me e mia figlia. Ho paura del vaccino più che del Covid, perché metto in atto tutte le misure per evitare il contagio cosa che, spesso, proprio i vaccinati invece non fanno».


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