«Ho chiesto perdono, poi l’ho uccisa»
Sondrio, davanti al giudice, ieri mattina, Paganoni ha confermato la versione dei fatti fornita agli inquirenti subito dopo l’arrivo della volante al civico 61 di via Torelli

«Ho chiesto perdono, poi l’ho uccisa»

La tragedia in città. Il gip ha convalidato l’arresto e scarcerato Paganoni, reo confesso dell’omicidio della sorella. Una decisione, quella dei domiciliari, dovuta alla sua età - Ieri l’uomo ha confermato la propria versione dei fatti.

Niente carcere per Giulio Paganoni, l’uomo di 73 anni che ha confessato di aver ucciso lunedì all’alba la sorella Lina (Andreina), di 15 anni più vecchia di lui e in precarie condizioni di salute. Ieri mattina l’uomo - dopo due notti in cella - è stato messo ai domiciliari (è ospite di una parente ad Albosaggia) e così ha potuto lasciare la casa circondariale di via Caimi. Una decisione – quella presa ieri dal giudice Carlo Camnasio dopo aver convalidato il suo arresto – dovuta principalmente all’età di Paganoni: dopo i 70 anni, infatti, la misura del carcere viene adottata solo in casi eccezionali.

E nonostante la reazione avuta ieri mattina nei confronti dei giornalisti e i fotoreporter presenti al suo ingresso in Tribunale (ha inveito non gradendo la presenza dei cronisti), Paganoni sembra essere una persona mite e riservata. Incensurato - ex dipendente Enel e alle spalle solo un vecchio precedente per contrabbando -, non è certo un malvivente incallito, anche se questo nulla toglie alla gravità del fatto commesso.

Davanti al giudice, ieri mattina, Paganoni ha confermato la versione dei fatti fornita agli inquirenti subito dopo l’arrivo della volante al civico 61 di via Torelli (dove fratello e sorella vivevano insieme in un appartamento situato al secondo piano), inviata sul posto dall’équipe del 118 che – tramite il 112 – aveva ricevuto la telefonata choc dell’uomo che aveva confessato di aver strangolato la signora Lina.

Affiancato dal suo legale – Giuseppe Romualdi – e davanti al procuratore capo Claudio Gittardi (titolare del fascicolo dell’inchiesta è però il pm Antonio Cristillo), il signor Paganoni ha ripercorso in modo lucido i fatti, dal momento in cui si è svegliato lunedì mattina – anche se a dire il vero da un po’ di giorni a questa parte l’uomo non riusciva più a dormire per accudire la sorella – sino a quando le sue mani si sono strette al collo della signora Lina, classe 1931, vittima di un ictus nel 2012 che l’ha pesantemente segnata, rendendole praticamente impossibile sbrigare qualsiasi incombenza. La donna non riusciva nemmeno più a badare a se stessa e aveva bisogno di essere lavata, cambiata e accudita. «Sono entrato nella sua stanza verso le sei del mattino. L’ho guardata e le ho detto: “Perdonami, ma così non possiamo andare avanti”. Poi ho lasciato sul tavolo i soldi per i nostri funerali, e ho scritto quel biglietto in cui chiedevo perdono e ai parenti di cremare i nostri corpi. Le ho messo un fazzoletto in bocca e ho stretto attorno al suo collo il foulard che portava».

La donna ha cercato di divincolarsi dalla presa, graffiando il fratello sulle braccia, ma la reazione è durata pochi istanti. Poi la signora Lina ha cessato di respirare e il fratello ha allentato la presa. Il resto è noto: la telefonata al 112 («venite, ho ucciso mia sorella») e quel cappio che gli agenti hanno trovato sulla grata di una finestra a testimonianza del fatto che l’uomo avrebbe voluto farla finita. Di certo non una storia di degrado e povertà. La casa era pulita come uno specchio. E anche la signora Lina era in ordine, segno che le cure del fratello non sono mai venute meno. Certo, la situazione nell’ultimo periodo era progressivamente peggiorata, al punto che il signor Giulio si era rivolto a una badante, una donna dell’Est che avrebbe dovuto accudire la sorella. Lui però si era reso subito conto che quell’estranea non era all’altezza del compito, perché per lui non doveva essere solo un lavoro.

Giulio amava davvero Lina. E per lei voleva il meglio, anche se la donna non era più in grado di apprezzare tutte queste premure. Poi la decisione. E infine l’epilogo più nero.

Se la tragedia in sé può dirsi delineata e ben ricostruita, la vicenda giudiziaria è ancora ben lungi dall’essere archiviata. Lunedì l’anatomopatologo effettuerà l’autopsia sul corpo della signora Lina e nei prossimi giorni verranno eseguiti test tossicologici e ascoltate altre persone che hanno avuto a che fare con fratello e sorella. Non è da escludere che venga anche disposta una perizia psichiatrica per capire quanto il signor Giulio fosse in sé nel momento in cui ha pianificato quello che avrebbe dovuto essere un omicidio-suicidio.


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