«Heliski, abbiamo rischiato grosso»
In Valle Spluga sono soprattutto gli svizzeri a praticare questo sport decisamente costoso

«Heliski, abbiamo rischiato grosso»

In Valle Spluga Un gruppo di alpinisti locali ha temuto il peggio dopo l’arrivo di un elicottero in quota.

«Una manovra inaccettabile. Abbiamo rischiato grosso». Sono passati alcuni giorni, ma l’arrabbiatura non passa a Stefano Balatti e agli altri alpinisti che sabato scorso sono saliti con gli sci, ovviamente a piedi, fino al Pizzo Stella.

Il racconto della compagnia mette i brividi: «Siamo arrivati a pochi metri dalla vetta verso le 12, primi di quel giorno visto che altri segni non ce n’erano – spiega Balatti – e in quel momento è arrivato un grosso elicottero proveniente dal versante svizzero. Si è appoggiato praticamente in cima e ha lasciato scendere tre sciatori svizzeri. Una manovra pericolosissima e inqualificabile». L’ultimo tratto di cresta della “Via Normale” che sale ai 3163 metri del Pizzo Stella è normalmente praticabile durante l’estate senza grossi rischi. Non servono né picozza né ramponi né corda, per intendersi.

D’inverno, con la neve, diventa un passaggio di poche decine di centimetri con una forte esposizione su un versante e cornici di neve e ghiaccio sull’altro. Tutto un altro paio di maniche, insomma, anche se si tratta di un percorso che ogni anno vede la salita di decine di appassionati di sci-alpinismo.

Se a questo aggiungiamo lo spostamento d’aria provocato dalle pale di un grosso elicottero è facile capire come sabato gli alpinisti valchiavennaschi se la siano vista veramente brutta: «Potevamo finire di sotto. Non abbiamo nulla contro l’heliski pregiudizialmente – spiega Balatti - . L’attività è consentita, ma bisognerebbe seguire alcune regole di buone senso. La prima dovrebbe essere quella di non creare pericoli per gli altri».


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