«Ha voluto cancellare le sue azioni»
Un altro momento della conferenza stampa, viene mostrato un biglietto appartenente a Svetlana

«Ha voluto cancellare le sue azioni»

Claudio Marcassoli, psichiatra e psicoterapeuta, analizza quanto accaduto nella vicenda in Bassa Valle. «Pontiggia ha negato sia l’omicidio, inscenando la sparizione della donna, sia il suicidio, attraverso l’infortunio».

«Non smettiamo di puntare sulla prevenzione. È fondamentale, anche in Valtellina. Perché non siamo un’isola felice». Non è semplice, sulla base delle prime informazioni emerse dagli inquirenti, esprimere delle analisi approfondite su una tragedia come quella della Bassa Valtellina.

Ma le variabili che regolano una vicenda di questo tipo vanno ben al di là di un singolo evento e possono essere oggetto di approfondimenti, valutazioni e azioni finalizzate alla comprensione di quanto accaduto. Con i tempi necessari, a produrre risposte adeguate.

Claudio Marcassoli, psichiatra e psicoterapeuta sondriese impegnato in attività cliniche, in ambito forense e criminologico, commenta così: «La notizia diffusa ieri ha suscitato reazioni di sgomento, come avviene sempre in questi tristi momenti. Ma non bisogna pensare che siano tutte situazioni dovute a raptus, perché un epilogo di questo tipo è soprattutto l’esplosione, il finale di una storia precedente. Questo è il momento in cui farsi delle domande, provare ad analizzare e capire il pregresso che ha determinato queste situazioni».

Ancora una volta c’è un aspetto fondamentale sul quale riflettere: il comportamento violento dell’uomo abbandonato dalla partner che non accetta la separazione. «Siamo consapevoli del fatto che questo è un fenomeno molto diffuso - prosegue Marcassoli -. Di solito è il movente principale di moltissimi atti di violenza che si verificano nell’ambito delle relazioni sentimentali. La paura dell’abbandono, di perdere il controllo, può sfociare nell’omicidio perché questo atto rappresenta la forma di potere più assoluto, il diritto di vita e di morte. Purtroppo l’uomo non ha imparato ad accettare la libertà di scegliere della propria partner, nonostante tanti cambiamenti culturali e sociali, ha ancora paura di perdere il controllo».

Anche i tempi, oltre alle forme della violenza, possono essere differenti. «Ad esempio lo stalking è più premeditato, viene messo in atto con condotte ideate e organizzate, mentre l’omicidio può avere come fattore scatenante un momento di rabbia, come ad esempio un litigio, magari va anche oltre alle intenzioni del soggetto».

Purtroppo il suicidio non è un evento raro in provincia di Sondrio, perché la Valtellina è in cima alle classifiche nazionali – si trova infatti al quarto posto - per la percentuale di questi eventi.

«Ma questo è sembrato un suicidio abbastanza atipico, perché in genere in tali momenti si punta su atti molto rapidi». Settimana dopo settimana è avanzata l’ipotesi secondo cui il marito abbia costruito la finzione dell’incidente per coprire il suicidio. «Potrebbe esserci un filo che lega anche a livello valoriale i due eventi, determinati dalla volontà di negare sia l’omicidio, inscenando la sparizione della donna, sia la vergogna del suicidio, attraverso l’infortunio sul posto di lavoro».

Nelle valutazioni del dottor Marcassoli emergono con forza aspetti culturali. Quella valtellinese, definita da statistiche nazionali una terra dall’elevata qualità della vita, è una comunità dalle relazioni sociali mediamente forti, dove purtroppo però la violenza di genere si manifesta con una certa frequenza e lo fa - in base agli ultimi tragici esempi – soprattutto in ambito familiare. «Non dobbiamo pensare che la Valtellina sia un’isola felice. Non abbiamo certi tipi di delinquenza organizzata tipici di altre realtà, ma a livello familiare non siamo messi meglio di tanti altri contesti, né per i dati su violenze di genere, né per quelle in famiglia, né sui minori. Forse visto che la valle è più chiusa culturalmente e geograficamente, le vicende di questo tipo emergono di meno. Ma non vuol dire che siano meno diffuse».

Nel momento della tragedia non bisogna dimenticare le possibili azioni – culturali e terapeutiche – utili a prevenire oppure fermare situazioni di violenza di genere che determinano conseguenze così pesanti. «Il discorso di fondo è la prevenzione, l’educazione al rispetto dell’altro genere sin da bambini. Ci sono appositi progetti con questa finalità. Per quanto riguarda i momenti di crisi nelle relazioni c’è la possibilità di attivare terapie di coppia, che se sono gradite da entrambi i partner, possono risultare molto utili».


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