Grigioni, stop a ristoranti  Niente riunioni, frena lo sci

Grigioni, stop a ristoranti

Niente riunioni, frena lo sci

Per due settimane vietate riunioni con più di dieci persone, esclusi eventi politici e religiosi

Niente incontri ed eventi con più di dieci persone, ristoranti chiusi per due settimane e test a tappeto nelle regioni di confine con l’Italia. Come anticipato giovedì da alcuni organi di stampa, ieri il governo del Canton Grigioni ha annunciato un piano di protezione globale per le festività e la stagione invernale. Comprende provvedimenti restrittivi temporanei riguardo ad assembramenti, manifestazioni pubbliche e private, oltre che ai ristoranti.

Alla base di queste decisioni c’è il numero di casi elevato nei Grigioni. Attualmente nel Cantone - che ha circa 300mila abitanti - 734 persone si trovano in isolamento e 1.076 sono in quarantena.

A seguito di questa situazione, da ieri sono vietati gli assembramenti e gli incontri di più di dieci persone negli spazi pubblici e privati. Fanno eccezione assemblee ed eventi politici, mentre funzioni religiose e funerali possono essere svolti in presenza di 50 persone a condizione che le regole inerenti il distanziamento sociale e i piani di protezione vengano rispettati rigorosamente.

I ristoranti, anche quelli situati in comprensori sciistici, rimarranno chiusi fino al 17 dicembre compreso. Sono previste eccezioni per servizi take-away e a domicilio, mense e ristoranti di alberghi che servono i propri ospiti. Rimangono chiusi i luoghi di intrattenimento e del tempo libero come cinema, teatri, musei, biblioteche, club, centri benessere e piste di ghiaccio. Martedì 15 dicembre la situazione sarà rivalutata e si deciderà.

Sci e aiuti all’economia

Per quanto riguarda lo sci, la autorità federali svizzere hanno deciso di dare una stretta. Dal 22 dicembre l’apertura delle singole stazioni invernali sarà autorizzata dai cantoni solo se la situazione epidemiologica lo consente. Inoltre, la portata degli impianti chiusi come le ovovie e le funivie, finora non regolata, viene ridotta a due terzi.

Lo ha spiegato ieri in una conferenza stampa Alain Berset, consigliere federale capo del Dipartimento dell’Interno. I cantoni dovranno controllare le regole nei comprensori sciistici (obbligo della mascherina facciale negli impianti di trasporto e distanziamento nelle file di attesa) e in caso di abusi ripetuti revocare l’autorizzazione. Il governo garantisce che il settore colpito verrà sostenuto. Poiché si tratta di provvedimenti disposti dalle autorità con breve preavviso, tutti gli esercizi colpiti avranno diritto all’indennità per lavoro ridotto.

«Ci si ferma per ripartire nel periodo natalizio, naturalmente con regole precise e buon senso: questa strategia ha una logica ben precisa», commenta Ivan Cameroni, presidente del Consiglio sindacale interregionale. «Molti frontalieri hanno già il contratto nei settori interessati, speriamo di potere evitare problemi con gli ammortizzatori sociali», precisa il sindacalista dell’organizzazione Syna.

Test alla popolazione

Oltre alle limitazioni della vita pubblica, la strategia globale prevede dei test a tappeto e di controllo. Nel quadro di un progetto pilota nelle regioni Maloja (macroregione turistica che va da S-chanf alla Bregaglia), Bernina (in Valposchiavo dove c’è un elevato numero di casi) ed Engiadina Bassa/Val Müstair tra l’11 e il 13 dicembre tutta la popolazione potrà sottoporsi ai test su base volontaria.


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