Gravedona, gli auguri al papà latitante
«Ma non ha fatto lui quella rapina»

Il post di Silvia a una settimana dalla clamorosa evasione di Massimo Riella al cimitero di Brenzio

A una settimana alla clamorosa evasione di Massimo Riella, sfuggito a cinque agenti di polizia penitenziaria al cimitero di Brenzio nella mattinata di sabato 12 marzo, irrompe il messaggio di sua figlia Silvia proprio nel giorno della festa del papà.

«Ciao papà, questa è una delle foto che sta girando ultimamente su di te; scattata sicuramente scattata anni fa, perché ora non sei così». La foto è una della poche in circolazione e ritrae l’evaso in una posa un po’ truce, non certo rassicurante.

«Giornali e tivù stanno dicendo un sacco di cavolate su di te – prosegue la figlia, ma le persone che ti conoscono sanno che persona sei; un bonaccione, anche se un po’ testa di rapa (il termine usato è diverso, ndr), proprio come me».

«Mio padre – prosegue Silvia – non si è mai fatto di crack, come hanno detto nel Tg3, e della famosa accusa di aggressine e rapina ai due anziani di Consiglio di Rumo non è lui il responsabile. L’hanno incastrato».

Ed è proprio in merito alla rapina che si focalizzano i commenti sulla pagina facebook della giovane. «Massimo mi ha sempre detto di portare rispetto agli anziani, a prescindere, anche quando non lo meritavano – scrive qualcuno – Non credo a questa accusa. Sono dalla tua parte, Massimo, e mi spiace per tutto questo». «Anch’io conosco bene tuo papà – gli fa eco un altro – Concordo sul fatto che l’abbiano voluto incastrare, perché so che non può aver commesso un simile reato».

C’è anche chi riferisce di un suo comportamento benevolo in carcere: «Il mio compagno si trova al Bassone – scrive una donna – e mi ha riferito che, pur non conoscendolo, Massimo l’ha aiutato subito, perché ha un cuore d’oro».

Nei giorni scorsi era circolata voce che Riella fosse evaso proprio per cercare di consegnare alla giustizia i due colpevoli della rapina commessa a ottobre ai danni dei due anziani contadini di Consiglio di Rumo, per poi riconsegnarsi alla giustizia. «Non è proprio così – precisa la figlia – È evaso perché non ritiene giusto scontare una pena per un reato così infamante. Se non lo riprenderanno, continuerà a fare la vita del fuggiasco».

Le prove contro di lui si rifanno alle impronte e al dna trovati sul coltello che cadde al malvivente dentro casa di Giuseppe Albini e sua moglie Matilde, ma la figlia è convinta che qualcuno l’abbia voluto incastrare.

«È proprio così. Non posso dire di più, ma sono certa che non sia lui il colpevole. Ha commesso i più svariati reati, ma non rapinerebbe mai due poveri anziani. La vita del latitante non è certo meglio di quella del carcerato, ma ha preferito evadere piuttosto scontare una pena ingiusta».

« Il gesto che ha compiuto – conclude Silvia – non è stato sicuramente ottimale e rispettoso nei confronti della legge, ma lui è fatto così e non lo si può certo cambiare a cinquant’anni».

Il messaggio della figlia è arrivato nel giorno della festa del papà e, forse, non è casuale: «Ti voglio bene, papà, nonostante tutto, come dico sempre – così si rivolge a lui la ragazza – Perché me ne hai fatte passare, ma sei sempre il mio papà. Che queste parole ti arrivino ovunque ti trovi; spero che questa brutta situazione finisca presto».

(Gianpiero Riva)

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