Gli impiantisti dopo lo stop «Class action di categoria  Vogliamo i risarcimenti»
La protesta dei maestri di sci di Livigno

Gli impiantisti dopo lo stop
«Class action di categoria

Vogliamo i risarcimenti»

Dopo lo stop improvviso i gestori intendono chiedere i danni

«Meglio un’iniziativa comune». Non ci sta la Valchhiavenna

Come Marilisa Paltrinieri, presidente Fupes (Pescegallo), anche Franco Vismara, amministratore delegato di Fab, Funivie al Bernina, è avvocato, ma sul punto di una eventuale causa di risarcimento danni per il mancato avvio della stagione a ridosso della partenza di lunedì scorso, 15 febbraio, rilancia.

«Io spero si faccia una “class action”, come categoria degli impiantisti, non tanto come singoli - dice -. Trovo sia più corretta e più forte, l’azione delle associazioni di categoria, Anef, cui appartengo, e Federfuni. Tanto più che una rivalsa di questo tipo ci sta in pieno, perché, tutt’al più, noi temevamo di passare in zona arancione, come regione, e, allora, in automatico, gli impianti non avrebbero potuto aprire. Invece il rischio contagio è rimasto lo stesso, tant’è che la regione è rimasta gialla, ma a farne le spese, ancora una volta, sono stati impiantisti e sciatori. Perché? Non faccio che chiedermelo. Lunedì, mi hanno mandato foto della metro di Milano piena zeppa. E allora? Solo noi impiantisti dobbiamo rimanere al palo? Me lo si spieghi. Io arrivo a pensare che si pensi allo sci come a uno sport per ricchi, di cui si può fare a meno. Ma non è vero. Non tutti vanno a Sankt Moritz a sciare...».

Una posizione analoga la esprime Valeriano Giacomelli, ad della Sib di Bormio, e aderente a Federfuni. «Saranno le categorie a valutare il da farsi - dice -, noi il regolamento e le indicazioni li abbiamo seguiti alla lettera. Certo, mi auguro che dal governo giunga il giusto indennizzo per il danno procurato».

Dal canto suo Marco Rocca, ad di Mottolino spa, pure guarda alle associazioni di categoria, nel suo caso ad Anef, di cui è anche consigliere nazionale, affinché la conta dei danni avvenga in modo omogeneo per tutti gli associati.

«C’è già un protocollo di richiesta danni, formulato da Anef - dice -, con indicazione di tutti i costi sopportati. Abbiamo già analizzato 180 bilanci societari, per arrivare a comprendere che il 70% dei costi che dobbiamo affrontare sono fissi. È su questa base che verranno chiesti i rimborsi. Poi, molto confidiamo sul Governo attuale, perché il ministro Garavaglia, l’altro ieri, a Milano, è stato chiaro e pragmatico. E anche l’assessore Massimo Sertori si è molto attivato».

Non avvierà cause di sorta la Skiaera Valchiavenna. «Poi se Anef, cui aderiamo, vorrà procedere, valuteremo se partecipare o meno - dice Marco Garbin, direttore della Skiarea -. Il danno è evidente, però francamente non me la sento di contestare le decisioni delle autorità. La salute è il bene primario, per tutti, per cui, forse, sarebbe pure meglio ipotizzare una chiusura di due mesi durante la quale spingere sulla vaccinazione. Perché credo che non ci sia altra strada per uscirne se, prima, non siamo vaccinati. Diversamente rischiamo di andare avanti con un tira e molla che non fa bene a nessuno».


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