Giovedì 25 Settembre 2014

Gianmario respira

senza le macchine

La fiaccolata di sabato ha acceso lanterne per fare luce sul doppio giallo di Grosotto

Sta meglio. Al punto che riesce a respirare senza l’ausilio delle macchine che fino a pochi giorni fa lo tenevano inchiodato ad un letto della rianimazione. Gianmario Lucchini, l’uomo di 34 anni aggredito esattamente un mese fa nella sua casa di San Martino, a poca distanza dal luogo in cui Veronica è stata trovata priva di vita, sta dando timidi segnali di ripresa. Ma è ancora presto, troppo presto, per parlare di un risveglio nel vero senso della parola.

Gianmario è stato trasferito dall’unità di terapie intensive al reparto di neurochirurgia del Morelli dove i medici ogni giorno lo stimolano a riaprire gli occhi.

Per ora si devono accontentare di alcune contrazioni facciali che i parenti interpretano come dei sorrisi, ma non è da escludere che si tratti di riflessi incondizionati. Quel che è certo è che - per fortuna- Gianmario è fuori pericolo, ma non è dato sapere se e quanto potrà riaprire gli occhi e soprattutto se e quando ricorderà cosa è avvenuto quella sera in casa sua. È stato aggredito in cucina, da chi per ora è un mistero. Qualcuno che conosceva e che ha fatto entrare in casa. Oppure qualcuno che lo ha sorpreso mentre stava uscendo, magari per andare a trovare i vicini, dopo cena come era solito fare.

Difficile collocare l’orario della violenta lite che lo ha visto difendersi prima di cadere a terra, trapassato da tempia a tempia con un oggetto lungo e appuntito, forse lo stesso cacciavite che nel pomeriggio aveva chiesto in prestito ad un vicino, pare, per effettuare una piccola manutenzione in casa. Sappiamo però che chi lo ha aggredito ha poi cercato di ripulire il sangue che gli fuoriusciva dal petto, tanto che solo in ospedale i paramedici che lo hanno spogliato si sono resi conto delle molteplici ferite che l’uomo aveva sul corpo.

Ieri, intanto, la Procura ha depositato in cancelleria Gip - come avevamo preannunciato nei giorni scorsi - richiesta di incidente probatorio. Il giudice Carlo Camnasio dovrà ora pronunciarsi sull’eventuale nomina di un perito per effettuare una nuova autopsia sul corpo di Veronica. Il quesito a cui occorre dare risposta è se la ragazza sia morta per la ferita alla testa causata dall’impatto dopo la caduta a Roncale, oppure se sia stata colpita prima di finire nella scarpata. Visti i tempi che un incidente probatorio comporta, facile ipotizzare che passeranno almeno tre mesi prima che la salma di Veronica possa far rientro a casa per l’ultimo saluto tanto agognato dai genitori e dagli amici della giovane.

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