Ghiacciai, tra crolli e “caverne” siamo vicini al collasso
Caverne che si aprono nel ghiacciaio e poi crollano

Ghiacciai, tra crolli e “caverne” siamo vicini al collasso

Il glaciologo Smiraglia è stato sul Gavia: «Riduzione dello spessore raddoppiata rispetto al 2016»

Come stanno il ghiacciaio dei Forni e quello dello Sforzellina? Sicuramente, quest’estate, hanno sofferto molto il caldo e l’assenza di precipitazioni dello scorso inverno e hanno toccato i loro “minimi storici”. Parola del glaciologo Claudio Smiraglia, professore ordinario presso il dipartimento di scienze della terra “Ardito Desio” dell’università degli Studi di Milano che, da anni, sta sorvegliando i ghiacciai alpini. «Sono stato sul Gavia pochi giorni fa - racconta - e, nella parte inferiore, si nota una rilevante riduzione del ghiacciaio, un abbassamento dello spessore due volte in più rispetto all’anno scorso». In attesa dei dati ufficiali, Smiraglia ha parlato di crolli continui, “frane” all’interno dei ghiacciai, caverne che si aprono e poi crollano: sta collassando tutto.

«Sono stato anche a Zermatt con i colleghi svizzeri- spiega - e la situazione è analoga. Siamo arrivati ai livelli dell’anno 2003 o forse peggio. Già dall’inizio di agosto, in alto, in tutti i ghiacciai della Valfurva, non c’era più neve e quindi manca l’alimentazione che possa equilibrare la parte inferiore dei ghiacciai, quella che sta scomparendo».

Riguardo alle recenti scoperte circa la presenza di sostanze radioattive nei ghiacciai: «È in corso uno studio - commenta - parallelo al nostro, in Svizzera. Per la Valtellina, sinora, non abbiamo segnalazioni o studi di questo tipo, bisogna ancora fare delle verifiche in tal senso. Quanto scoperto conferma, come avvenuto in Antartide ed in Groenlandia dove vengono effettuati dei carotaggi profondi, che il ghiacciaio fa parte della nostra vita, che la rispecchia. Si tratta di una scoperta molto interessante; le tracce rinvenute sono infinitesimali ma ci devono far riflettere: il ghiacciaio rappresenta un prezioso archivio di tutto quello che noi facciamo nel nostro quotidiano». Sarebbe quindi opportuno provare a “modificare”, almeno in parte gli stili di vita: proprio le Alpi, paradossalmente, si confermano come un’area fragile dal punto di vista ambientale, un perfetto banco di studio sull’impatto delle attività umane di aree fortemente industrializzate sui ghiacciai e sull’alta quota.

n«I cambiamenti climatici ci impongono una trasformazione del modo di vivere e di produrre, di intendere il nostro rapporto con l’ambiente. Se non sapremo tutelare le nostre risorse, a partire dall’acqua, accresceremo le disuguaglianze del mondo e determineremo nuove guerre. È nel rapporto spesso sbagliato ed egoista tra l’uomo e l’ambiente che si annidano i rischi e le tentazioni di nuovi fascismi. Papa Francesco, con la sua Enciclica, non ha mai smesso di ricordare l’importanza dell’ambiente per scongiurare i conflitti». Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, intervenendo all’istituto Alcide Cervi di Gattatico (Reggio Emilia) alla Summer School “Emilio Sereni”.


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