«Ghiacciai malati  Meno inquinanti  o sempre più crolli»
Il ghiacciaio dei Forni come si presenta in questa estate 2020, il ritiro della superficie è sempre più evidente (Foto by foto Luciano Bertolina)

«Ghiacciai malati

Meno inquinanti

o sempre più crolli»

L’allarme del ricercatore Riccardo Scotti

«Va contenuto l’innalzamento della temperatura»

Sondrio

Riscaldamento globale, cambiamenti climatici, ghiacciai che si sciolgono a vista d’occhio, montagne chiuse per crolli e non frequentabili in alcuni mesi dell’anno.

Siamo a settembre, mese di consuntivi sull’anno per lo stato di salute dei ghiacciai alpini e si moltiplicano i report delle missioni di studio e scientifiche. Ieri «Earth system Science Data» l’autorevole piattaforma internazionale di divulgazione e narrazione scientifica ha diffuso i dati aggiornati sulla perdita di massa dei ghiacciai alpini aggrediti dall’innalzarsi delle temperature.

«Sistemi glaciali che si stanno ritirando a grande velocità. In soli 12 anni hanno perso il 13% della loro superficie».

Le osservazioni e i rilevamenti sono stati effettuati dal cielo dai satelliti Sentinel-2 dell’Agenzia Spaziale Europea, i dati sono frutto della collaborazione tra Università Statale di Milano, Università di Zurigo, Università di Grenoble e la società Austriaca Enveo It Gmbh. Ghiacciai ammalati, in grado di fare ammalare le montagne. E ormai in tanti stanno lanciando l’allarme. Il glaciologo valtellinese Riccardo Scotti responsabile scientifico del Servizio glaciologico Lombardo e ricercatore dell’Università di Bologna è rientrato in questi giorni dalla spedizione «Alpi 2020», il progetto scientifico «Sulle tracce dei ghiacciai». Una estate di ricerca e mappatura sul campo svolta su tutto l’arco alpino per monitorare la crisi dei sistemi glaciali. Le sue sono indicazioni chiare.

Monitoraggio

«I dati di questo monitoraggio che citate, nel quale è coinvolta anche l’Università Statale di Milano, e i dati raccolti dalla nostra equipe durante gli scorsi mesi di ricerca, collimano – ha detto –. Se da qui al 2050 riusciremo a contenere entro due gradi l’innalzamento della temperatura sul pianeta, riusciremo a preservare ancora il 40% dei nostri ghiacciai. Se non verranno adottate politiche per la riduzione delle nostre emissioni, ghiacciai e nevai perenni si ridurranno sempre più di volume, li perderemo complessivamente entro fine secolo, e perderemo molto prima i ghiacciai lombardi, la maggior parte dei ghiacciai italiani».

Quali gli effetti per l’ambiente montagna. «I crolli. Per quanto riguarda l’ambiente alpino abbiamo visto negli ultimi decenni aumentare i crolli. Le cause sono molteplici ma, in sostanza, quando in estate ci sono forti ondate di calore, queste provocano un marcato aumento di crolli in alta montagna». L’ambiente viene eroso e perde stabilità. «Una delle conseguenze più immediate è l’aumentare della pericolosità dell’alta montagna, condizioni queste già evidenti a tutti gli alpinisti. In pieno agosto ci sono montagne già inaccessibili». Ad esempio il Cervino, spiega, Alpi Pennine, 4478 metri, settima vetta e terza montagna italiana per altitudine. Nei mesi caldi è chiusa. «Chiudono gli accessi letteralmente, ci sono fenomeni di crolli massicci».

E che montagna si vede già oggi, effettuando rilevamenti con le missioni scientifiche. «Montagne che già oggi diventano irriconoscibili con pareti e colate di ghiaccio nero. Non hanno più neve, i crolli si susseguono continui». Montagne incrinate in alta quota che diventano un pericolo anche per il fondovalle.


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