«Ghiacciai, avanti così e alla metà del secolo in Valle saranno quasi spariti»
Scotti durante una rilevazione dati sull’Adamello

«Ghiacciai, avanti così e alla metà del secolo in Valle saranno quasi spariti»

La Valtellina, e non solo ovviamente, è stretta in questi giorni in un terribile morsa di calore. I valori termici sono stati impressionanti, come impressionanti i “record” rilevati dalle centraline di misurazione delle temperature.

Condizioni meteo estreme, zero termico individuato tra i 4.700 e i 4.900 metri di quota, record di caldo in città, ma ancora di più nella media e alta montagna.

La Valtellina, e non solo ovviamente, è stretta in questi giorni in un terribile morsa di calore. I valori termici sono stati impressionanti, come impressionanti i “record” rilevati dalle centraline di misurazione delle temperature. Strumenti che hanno registrato i picchi più alti di sempre, sia per quanto riguarda il mese di giugno, sia in termini assoluti. Sono frastornati - e spossati, al limite della sopportazione - i cittadini. E si rivela ancora una volta estremamente a rischio la sopravvivenza dei ghiacciai permanenti, la cui massa si ritira e consuma sempre di più.

Il caldo record che ha interessato in questo mese di giugno l’Europa e fa seguito alle ondate di calore che si sono abbattute recentemente sull’Australia, l’India, il Pakistan e alcune regioni del Medio Oriente, dimostrano che «il mondo non può più aspettare progressi graduali contro il cambiamento climatico». Lo ha sottolineato l’Onu, che invita gli Stati ad attuare «cambiamenti profondi e trasformazioni sistemiche della società». Tutti i membri del G20, esclusi gli Stati Uniti, hanno da poche ore riaffermato l’impegno alla «piena attuazione» dell’accordo firmato nel 2015 a Parigi per la lotta al cambiamento climatico. I 19 firmatari riconoscono «l’irreversibilità» di tale accordo. Lo si legge nella dichiarazione finale del G20 di Osaka, in Giappone, con termini simili a quanto sottoscritto lo scorso anno. Ma, particolare non da poco, anche quest’anno gli Usa si sono sfilati dall’intesa.

Riccardo Scotti, morbegnese, responsabile scientifico del Servizio glaciologico lombardo, ha trascorso la settimana, insieme al proprio staff, a monitorare l’eccezionalità del fenomeno climatico.

Che cosa sta succedendo in questi giorni?

Il clima ci presenta un’alternanza di condizioni estreme. Davvero in questi mesi possiamo osservare al meglio questa polarizzazione con estremi di caldo e di freddo. La storica ondata di calore che ha interessato l’Europa centro-occidentale in forza dell’anticiclone nord-africano, disteso dall’Algeria, alla Francia, al Mare del Nord e che aveva al suo interno una massa d’aria dalle temperature eccezionalmente elevate è un’evidenza, un fenomeno che ci ha colpito ora. Così come era stato anomalo e “estremo” il freddo che ci si era presentato nel corso di maggio.

Però c’è una differenza.

Sì. Se sulle basse temperature nel registro storico avevamo avuto almeno 30 mesi di maggio con minime anche inferiori alla media del periodo, in giugno per quanto riguarda l’anomalia dei cicli di caldo, siamo andati a record. Era più o meno dalla metà dell’Ottocento, da quando vengono misurate con strumenti scientifici le temperature, che non si registravano simili picchi di caldo. E non tanto nel fondovalle, quanto alle quote intermedie e alte quote. Livelli mai visti: oltre 34 gradi a Bormio, 18 gradi in cima al Pizzo Coca a 3150 metri.

Caldo estremo non solo in Italia.

In Francia nel 2014 era stato realizzato uno spot televisivo, dal chiaro intento ironico, che mostrava un bollettino meteo immaginario collocato in una futuribile estate del 2050. Secondo il filmato, l’estremo di caldo che si sarebbe raggiunto nell’anno 2050 era pari a 45 gradi. Tra giovedì e venerdì di questa settimana, nel Sud della Francia, in tutta la Provenza, nel territorio alle spalle della costa, da Nizza alle Camargue, si sono misurate temperature di 45,8 gradi. La realtà ha superato le previsioni, anticipandole di trent’anni. E siamo al livello soglia della sopportazione. Se le temperature superano di due, tre punti, con una condizione di forte umidità i 35 gradi, non si riesce più a stare all’aperto, diventa impossibile dissipare il calore del corpo.

Com’è lo stato di salute dei ghiacciai con queste temperature torride?

I ghiacciai li stiamo perdendo. Torniamo alle simulazioni e ai modelli scientifici. È stato fatto di recente uno studio, molto interessante, frutto di una ricerca svizzera. Per i ghiacciai e la loro permanenza sono stati ipotizzati tre scenari possibili. Se la temperatura, che è il vero ago che misura sopravvivenza e scioglimento dei ghiacciai, dovesse smettere di alzarsi e restasse contenuta anche nei picchi relativi degli ultimi 30 anni, perderemmo da qui a fine secolo il 40% dei nostri ghiacciai.

L’altra opzione?

Se riuscissimo a contenere il surriscaldamento globale entro i due gradi, protocollo di disciplina sulle emissioni stabilita peraltro dall’accordo di Parigi, operando un forte controllo sulla emissione dei gas serra, riusciremmo da qui alla fine del secolo a conservare il 40% dei nostri ghiacciai.

E l’ultima qual è?

Se dovessimo altresì proseguire sulle attuali traiettorie per quanto riguarda inquinanti, alterazioni del clima, con un conseguente aumento dei gas serra, perderemmo oltre il 99% dei ghiacciai eterni entro fine secolo, resterebbe qualche piccolo ghiacciaio sulle vette più alte del Monte Bianco e del Rosa. In Valtellina, considerando le quote delle nostre montagne più alte, perderemmo tutta la massa glaciale ben prima del 2100, già a metà secolo resterebbe qualche piccolo lembo di ghiaccio in qualche settore dell’Ortless e del Bernina.

Sono i cambiamenti climatici che si affermano a tamburo battente.

È così e non si può nemmeno dire che si stia verificando qualcosa di inimmaginabile. In realtà tutte le previsioni di questi anni, previsioni scientifiche, si stanno realizzando e tutto avviene in fretta. Vengono effettuate periodicamente verifiche dei modelli relativamente alla tendenza climatica e le previsioni ci hanno sempre preso, nessuna previsione è stata sconfessata. Quando parliamo del clima non parliamo del meteo, un singolo episodio meteo, in sé, non significa nulla. E l’affermarsi dei cambiamenti climatici come protagonisti di questo mutare del tempo non possono essere messi in discussione da ciò che accade in un angolo del pianeta. Ad esempio, a maggio in Italia avevamo un freddo inconsueto, anomalo, ma mentre qui eravamo al freddo, in Russia c’era un caldo ben al di sopra della media. Il clima è determinato da circolazioni atmosferiche globali, e il dato del surriscaldamento del pianeta, delle modificazioni in atto è una affermazione scientifica e ha fondamento nella scienza.

E chi sostiene che sono tutte frottole, che sono solo delle montature?

Si può negare l’evidenza di questi cambiamenti se si fanno discorsi al bar, in caso contrario chi non è competente e vuole negare evidenza e scienza deve dimostrare il contrario nel merito. Ideologia e politica non perdano l’occasione di farsi confortare dalla scienza, che tanti meriti ha per il progresso dell’uomo, e non confutino ciò che sul clima viene via via sempre più appurato.


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