Gestione dei cinghiali, stop all’abbattimento da parte dei cacciatori
La Provincia mette lo stop all’abbattimento dei cinghiali da parte dei cacciatori d’ungulati

Gestione dei cinghiali, stop all’abbattimento da parte dei cacciatori

La Provincia di Sondrio ha deciso di tornare sui suoi passi e utilizzare soltanto il controllo selettivo. «Unico modo per limitare la diffusione degli animali».

Gestione del cinghiale sul territorio della provincia di Sondrio, si cambia. Cambia le regole determinate in precedenza l’amministrazione di palazzo Muzio, che d’ora in avanti non si avvarrà più anche dei cacciatori di ungulati, come è stato fatto per alcune stagioni venatorie di recente e in modo sperimentale per contrastare l’invasivo suide.

Ieri, vigilia dell’apertura della caccia, con una comunicazione firmata dal presidente Luca Della Bitta, l’ente Provincia ha reso note decisioni a riguardo, e ci sono delle novità. «Sui cinghiali e sulla loro gestione sul territorio - ha chiarito l’ente - riprendiamo a utilizzare esclusivamente le metodologie e i criteri che hanno ispirato lungamente la nostra azione». Lo stop è al supporto dei cacciatori per il “contenimento selettivo”. «Da sempre - ha chiarito la nota firmata dal presidente Della Bitta - l’amministrazione provinciale interviene in merito alla gestione del cinghiale sul territorio attraverso il controllo selettivo, previsto dall’articolo 41 della legge regionale 26/93. Tale modalità ben diversa dalla caccia e gestita dalla Provincia con il supporto operativo di personale appositamente formato ed abilitato, ha permesso negli anni di contrastare l’aumento del cinghiale, ed addirittura di diminuirne la presenza in molte zone, come dimostra il trend negativo dei danni procurati da questo ungulato perlomeno nelle nostre aree, all’agricoltura e all’ambiente. A questa modalità di intervento - viene però precisato - è stata affiancata, per alcuni anni e a titolo sperimentale, una forma di collaborazione con i cacciatori di ungulati, che dava loro la possibilità di cacciare il cinghiale qualora incontrato durante la normale attività venatoria agli altri ungulati. Dall’analisi delle modalità operative messe in atto dall’amministrazione e dei risultati raggiunti - è stato a questo punto sottolineato - restiamo però, sempre più convinti che il controllo diretto svolto da noi e normato dalla legge regionale, sia il sistema migliore, se non l’unico, per raggiungere l’obiettivo della riduzione del cinghiale sul territorio».

Affermazione che viene presentata con riferimenti e verifiche. «Un’evidente dimostrazione di questo, è che nelle zone dove si cerca di intervenire nel contrasto al cinghiale attraverso l’attività venatoria, la densità del suide ed i danni da esso provocati sono notevolmente aumentati, fino a diventare “un’emergenza”».

Inoltre, viene spiegato, «si è ritenuto che l’autorizzazione concessa negli ultimi anni ai cacciatori di ungulati di effettuare l’abbattimento dei capi avvistati in occasione delle normali uscite di caccia, non abbia una base normativa sufficientemente solida ed in più, forse a causa delle caratteristiche del cinghiale, i risultati raggiunti non sono stati particolarmente significativi. Pertanto, dopo alcuni anni di sperimentazione, si è deciso di sospendere tale ultima modalità, continuando esclusivamente con il controllo selettivo. In particolare, in coincidenza con il periodo di apertura della caccia agli altri ungulati, cervo, capriolo, camoscio, il controllo selettivo verrà svolto unicamente a difesa delle colture di pregio, vigneti e mais. Terminata l’attività venatoria il controllo riprenderà in maniera più intensificata, continuando le modalità operative che stanno portando i risultati attesi».

Dal fronte dei cacciatori, si sottolinea che la decisione, «a loro era già nota». Oscar Pedroncelli, del Comitato caccia di Chiavenna, conferma: «Una comunicazione che avevamo già, e io i miei cacciatori li ho già avvisati tutti. I cinghiali - prosegue - ci sono, fanno meno danni nel piano, ma a mezza montagna i danni ci sono. Credo - ha proseguito - che dietro questa scelta ci siano aspetti normativi, so che anche in altre province sono stati apposti stop alla collaborazione con i cacciatori per aspetti giuridici non chiari. Per quanto riguarda noi - ha concluso - la limitazione non è così rilevante, nella scorsa stagione abbiamo abbattuto poco più di dieci capi. In ogni caso, si è deciso di sospendere, ne prendiamo atto».


© RIPRODUZIONE RISERVATA