«Gerola ha ragione. Ora fronte comune in difesa del Bitto»
Albaredo conta su quindici aziende agricole che producono il formaggio Bitto secondo la tradizione

«Gerola ha ragione. Ora fronte comune in difesa del Bitto»

Del Nero, vicesindaco di Albaredo, si associa ad Acquistapace nel rivendicare il prodotto. E propone una nuova alleanza per salvare la tradizione.

Un formaggio, simbolo di una zona, della identità di una zona, che cambia nome, i produttori del Consorzio di salvaguardia Bitto storico, zona Gerola che si preparano a sottrarsi alla denominazione del proprio prodotto. Il Bitto vive una nuova stagione di conflitti, ma cosa si dice del Bitto, nelle valli del Bitto?

«Per quanto riguarda queste nuove polemiche - afferma da Albaredo il vicesindaco Patrizio Del Nero - questo clamore, sono letteralmente d’accordo con la posizione assunta dal sindaco di Gerola, che è una posizione giusta, sensata. Il suo richiamo alla specificità delle zone di produzione, alla prerogativa di patrimonio locale è doverosa, una questione è la difesa del Bitto nelle varie zone di origine e del venir meno alle regole tradizionali della sua lavorazione, altra cosa è un uso strumentale del Bitto. Il Bitto - aggiunge - riguarda due valli, una è Albaredo, e insieme con Gerola abbiamo dato vita a questa unicità, che si conferma, perché agricoltori di passione continuano questa esperienza».

La lavorazione antica, la transumanza verticale, i calecc. «Come Comune, su questa vicenda - prosegue il vicesindaco di Albaredo abbiamo già preso posizione tanti anni fa. Perché gli alpeggi comunali del nostro paese da sempre rispettano il metodo tradizionale di lavorazione del bitto, ma soprattutto perché ad Albaredo, a differenza di tante valli c’è ancora una agricoltura fiorente tipica, con 15 aziende, un caseificio che lavora 3mila quintali di latte all’anno, la presenza del maggengo e delle attività nei tratti di quota, con quasi il 90% dei prati che sono ancora coltivati. Abbiamo fatto una scelta giusta dieci anni fa e ringraziamo la Latteria di Delebio, per merito suo, in pieno accordo con i nostri agricoltori tipici abbiamo potuto salvaguardare la presenza del caseificio e di tante attività, soprattutto di giovani, che hanno investito nella agricoltura di montagna. Una scelta che ha premiato, il bitto per noi ha una fondamentale componente storica e - precisa - continuiamo a salvaguardarla non con personaggi pubblici, ma con il lavoro di allevatori veri che stanno in montagna 12 mesi all’anno. Apprendiamo - aggiunge - che fa naufragio l’accordo stipulato per tenere insieme anime di produzione distinte. Non abbiamo condiviso quella iniziativa della Camera di commercio, che è stata una “pasticciata strumentale”, che, tra l’altro, ha escluso dalla convenzione in un modo indecoroso e ingiustificabile Albaredo. Se è fallita, tanto meglio, altre - dice - sono le prerogative per la salvaguardia storica di questo prodotto, che sta soprattutto nelle valli di origine e negli alpeggi che hanno dato vita il secolo scorso al consorzio Bitto».

E Del Nero si spinge oltre nel delineare una possibile soluzione. «Penso che il futuro - spiega - sia dato da una stretta collaborazione con il consorzio di tutela previo un riconoscimento evidente, senza gelosie, delle valli di origine e penso che dalla nuova coesione tra tutti i Comuni delle Valli del Bitto possa arrivare la sintesi della lunga diatriba, le località sono pronte a difendere la propria storia e le proprie tradizioni».


© RIPRODUZIONE RISERVATA