«Gente solidale. È una battaglia, ma niente paura»
Stella Dolci all'ombra del Pizzo Scalino

«Gente solidale. È una battaglia, ma niente paura»

Stella Dolci, sondriese, da 18 anni a Bruxelles. «I negozi hanno riaperto, la gente non si dà per vinta».

Quali che siano, le cifre che arrivano dalla giornata di terrore a Bruxelles sono tremende: 32 morti e 270 feriti. Un’altra giornata di lutto nella quale sono coinvolti, per fortuna non in maniera drammatica, anche nostri convalligiani. Stella Dolci è una di loro. Da diciott’anni si trova per lavoro nella capitale belga, lavora nella coordinazione della ricerca medica sul tumore al seno e circa il tumore in generale. «Martedì, giorno degli attentati, non sono uscita di casa perché in questo giorno, il mercoledì e venerdì lavoro sempre da casa quindi ne sarei stata fuori comunque, da quanto accaduto. Domani vado in ufficio (oggi, nda), che è a circa 50 Km da Bruxelles e prevedo molta coda per uscirne perché il tunnel che porta fuori città (e che passa sotto il parlamento) è chiuso. Certo che qui sembra di essere in uno stato di guerra ormai, ci sono sempre in giro i soldati, sempre le camionette dei militari. È brutto, non riesco a togliermi dalla testa i racconti dei miei genitori al tempo della guerra. Tra l’altro per quasi tutto il giorno degli attentati il telefono non ha funzionato, proprio zero: non potevo fare chiamate e solo verso sera ha ripreso a funzionare. Forse sono state bloccate le linee per qualche motivo investigativo».

«In Place de la Bourse c’è un sacco di gente che scrive con i gessi per terra, “disegna” pensieri, porta dei fiori - prosegue - . È tutta una zona che è stata pedonalizzata recentemente e lì tutte queste persone, ripeto, si concentrano coi loro pensieri, coi gessetti, a mettere per terra le loro emozioni, messaggi e quant’altro».

Quali sono state le reazioni, dopo l’intensa giornata di conta dei morti, dei feriti, dei danni, con le rivendicazioni dell’Isis? Intuibile la frenetica rincorsa telefonica tesa a rintracciare un parente, visto che nella capitale belga “qualche” valtellinese c’è: “È una battaglia (perché di battaglia si tratta) che dobbiamo combattere, senza paura” questo il “sentimento” respirato da Stella Dolci nel suo giro tra la gente ieri, mercoledì, il “giorno dopo”. Ancora il suo racconto. «Con la mia bicicletta sono andata a “percepire” queste emozioni, a vivere quei turbamenti, a respirare la commozione».

Quindi un “quasi” ritorno alla normalità. «Le zone commerciali e la Grand Place sono alquanto deserte. La piazza della Bourse invece è fantastica. La gente è solidale, non si lascia sopraffare e c’è il classico clima “Zinneke” di Bruxelles. Zinneke é un termine “bruxelles” che significa “cane bastardo” ed è usato come simbolo della multiculturalità. Ci sono bimbi, vecchietti, mamme di tutte le nazionalità e i sorrisi si sprecano. Tutto rientra lentamente nella normalità, anche se con difficoltà: militari e polizia che controllano borse all’entrata della stazione ferroviaria e della metro, autobus e tram meno frequenti. Comunque molti negozi hanno riaperto e la gente non si dà per vinta. Ho scambiato molti messaggi con amici e colleghi e molti sono decisi che non si lasceranno limitare nella loro libertà».

Stella Dolci poi si lancia in un pensiero di ammirazione verso il paese che la ospita (e le dà da vivere). «Un punto a favore dei Belgi: la stampa non fa campagne populiste, la loro multiculturalità la difendono a spada tratta. Sono criticati per mancanza di coordinamento e questo è un po’ vero sotto molti aspetti: questo è un paese un po’ caotico, ma la gente ha forte il senso della responsabilità personale e tutti cercano di fare il loro dovere; questo supplisce alla mancanza di organizzazione centrale».

Caso abbastanza singolare, Stella è un’amica di Alfio Sciaresa, il sondriese presidente del rugby, laureato in Scienze Politiche in Italia, un master in “Storia delle relazioni internazionali” e che ha poi studiato Geopolitica a Parigi. «E a Parigi abitavo proprio a Belle Ville, in un quartiere tra il 10° e l’11° Arrondissement, a 10 minuti dal Bataclan - ha ricordato Sciaresa –; poi ho una mia carissima amica che vive a Bruxelles (Stella Dolci) e che mi ha ospitato, parecchi anni fa, quando ero in Commissione Europea e l’ho subito sentita telefonicamente, una volta saputo dell’attentato, per rassicurarmi sul suo stato di salute e quando ho sentito che non era uscita di casa e sembrava non corresse pericoli, mi sono un po’ rasserenato».


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