Genitori che si licenziano. Quest’anno già 144 casi in provincia di Sondrio
Una famiglia in viaggio, in Lombardia oltre 10mila persone hanno scelto di restare a casa per dedicarsi alla cura dei figli

Genitori che si licenziano. Quest’anno già 144 casi in provincia di Sondrio

Hanno lasciato il lavoro nei primi tre anni di vita dei figli. La causa più rilevante (36%): l’incompatibilità del ruolo con la cura dei piccoli.

Sono stati ben 224 nel 2018 e 144 nei primi sei mesi di quest’anno. Non sono rari, in provincia di Sondrio, i casi di genitori che rinunciano al proprio posto di lavoro e presentano le dimissioni nei primi tre anni di vita dei figli. Secondo un’indagine dell’Ispettorato del lavoro dedicata alle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri, a livello regionale si tratta di un fenomeno in aumento, che ha portato in Lombardia oltre 10mila persone a scegliere di restare a casa ed eventualmente a trovare un lavoro differente.

I casi registrati l’anno scorso sono in regione 10.727, con un aumento di quasi mille unità rispetto al 2017 (9.781). Crescono anche le dimissioni e risoluzioni consensuali dei padri: sono state 3.269 ed erano 2.731 nel 2017. Anche a livello nazionale, come era stato osservato nelle precedenti rilevazioni, le dimissioni e le risoluzioni consensuali hanno riguardato principalmente le lavoratrici madri (nel 73% dei casi), ma aumentano di vari punti, arrivando al 27%, quelle dei lavoratori padri.

In linea con quanto osservato negli anni precedenti, inoltre, a fronte di un aumento del 24% del totale delle convalide rilasciate nel 2018 rispetto al 2017, si è registrato un incremento ben più consistente in termini assoluti, pari a circa il +49%, delle convalide di dimissioni e risoluzioni consensuali riferite ai papà che lavorano.

L’esame dell’andamento annuale delle convalide è finalizzato a evidenziare una serie di informazioni significative, come ad esempio la motivazione delle dimissioni. L’obiettivo, in questo caso, è accertarne la spontaneità, considerato che la volontà del lavoratore potrebbe essere stata condizionata dal contesto socio-economico vissuto o da indebite pressioni o comportamenti illeciti da parte del datore di lavoro.

Ma quali sono, quindi, le cause rilevate dall’Ispettorato? L’istituto, premettendo che in occasione del colloquio con il personale ispettivo degli uffici territoriali, necessario per il rilascio del provvedimento di convalida delle dimissioni, i lavoratori interessati hanno la possibilità di indicare più di una motivazione, rileva che quella più ricorrente permane l’incompatibilità tra l’occupazione lavorativa e le esigenze di cura della prole. Succede nel 36% del totale, percentuale uguale a quella rilevata nell’anno precedente. Secondo l’analisi dell’ente, in generale si fanno sentire sia l’assenza di parenti di supporto (27% del totale), sia l’elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato, ad esempio asilo nido o baby sitter (7%), senza dimenticare il mancato accoglimento al nido (2%). Non è dato sapere come varino queste percentuali a livello locale, ma sicuramente anche in ambito valtellinese sono tutte questioni rilevanti.

Sono meno coloro che esprimono motivazioni connesse alla situazione dell’azienda di appartenenza, corrispondenti al 18% del totale. Per loro la voce prevalente è relativa all’organizzazione e alle condizioni di lavoro particolarmente gravose o difficilmente compatibili con la cura dei figli. Non è facile ottenere il part-time: accordi di questo tipo, secondo le statistiche, stati concessi soltanto in una caso su cinque.


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