Gavazzi e “la scelta dei 13”: «Prendo atto»
La sede della Comunità montana di Morbegno: a meno di colpi di scena il presidente sarà Emanuele Nonini

Gavazzi e “la scelta dei 13”: «Prendo atto»

Morbegno, il sindaco incassa la decisione dei primi cittadini che hanno indicato Nonini come presidente della Cm. A breve la riunione per dichiarare concluso il processo che avrebbe dovuto far nascere un’ampia maggioranza.

«Mi è spiaciuto che non si sia arrivati ai punti fermi che ci eravamo dati nel gruppo di lavoro fra i Comuni, cioè la ricerca di una maggioranza la più ampia possibile senza pregiudiziali e un esecutivo forte che quindi contemplasse al suo interno i sindaci, non i loro rappresentanti. Prendo quindi atto delle scelte effettuate e oggi ho inviato l’invito a tutti gli amministratori per un incontro di chiusura dove raccontarci il percorso seguito sinora».

Il sindaco di Morbegno, Alberto Gavazzi promotore degli incontri fra i 24 Comuni (Civo escluso perché commissariato) chiamati a rinnovare la Comunità montana dopo le elezioni amministrative di maggio, incassa in questo modo la scelta dei 13 sindaci (Bema, Cercino, Cino, Cosio Valtellino, Dazio, Dubino, Forcola, Gerola, Mantello, Rasura, Tartano, Traona e Val Masino) che hanno voluto una formazione «di rottura con il passato» e che hanno indicato Emanuele Nonini ( Lega), sindaco di Dubino, come presidente della Cm. In effetti sarà l’assemblea comunitaria, che si dovrà tenere entro i primi dieci giorni di agosto, a stabilire il nuovo direttivo in carica, ma, a meno di un ribaltone dell’ultimo minuto, appare chiaro che Nonini sarà alla testa della nuova Cm, lasciando in minoranza i 10 sindaci a cui si unisce Morbegno (Buglio in Monte, Ardenno, Mello, Piantedo, Delebio, Andalo, Rogolo, Talamona, Pedesina e Albaredo) che avevano chiesto a Gavazzi (sino a giovedì scorso neutrale nella partita) di ricoprire il ruolo di una presidenza istituzionale.

«Nella proposta della presidenza di Nonini non ci siamo riconosciuti perché non rispondeva alle richieste di base del gruppo di lavoro allargato dove si chiedeva, dopo un programma condiviso che è stato sottoscritto da tutti, innanzitutto una maggioranza più ampia possibile senza pregiudiziali. Invece mi pare si siano concretizzati degli atti di forza e, in modo legittimo, si sono venuti a formare questi due poli, avrei preferito che, invece, non si creassero due blocchi chiusi dove mostrare i muscoli - dice Gavazzi -. Non trovando una maggioranza allargata, il gruppo dei 10 mi ha chiesto di fare da guida della Cm come figura super partes, quindi ho dato la mia disponibilità. Eravamo poi tutti d’accordo che l’esecutivo doveva essere composto dai sindaci, abbiamo proposto due di una parte e due dell’altra. E in tutto questo - rimarca - è sempre stato chiaro che la candidatura dell’ex presidente Christian Borromini non sarebbe stata fattibile, da un lato perché si è sempre parlato di candidatura di sindaci e dall’altro lato perché si sapeva che il suo non era un nome sul quale convergeva una condivisione larga, quindi si era optato per staccarsi dalla presidenza uscente».


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