Gatti, la seconda vita  Un lavoro in bottega  dopo 10 anni di carcere
Ezio Gatti nel 2013, durante il processo a Sondrio (Foto by gianatti)

Gatti, la seconda vita

Un lavoro in bottega

dopo 10 anni di carcere

La storia Condannato per il duplice omicidio di Brusio

È stato trasferito dal carcere di Bollate a quello di Sondrio e da qualche tempo lavora a tempo pieno in un negozio di vendita e riparazione di biciclette, in viale Milano.

È cambiata la vita per Ezio Gatti, 50enne di Castione Andevenno condannato in via definitiva a 23 anni di carcere quale mandante del duplice omicidio di Brusio, in Svizzera, del 2010.

Dopo oltre dieci anni di detenzione, tra reclusione in carcere e arresti domiciliari con braccialetto elettronico, Gatti ha ottenuto il permesso di poter lavorare fuori dal carcere.

Che questo potesse accadere si era intuito in primavera, quando gli era stato concesso un permesso premio per partecipare alla comunione del figlio anche se, alla fine, la visita in Valtellina non si era più concretizzata.

Reinserimento

Già allora, però, si vociferava che l’Amministrazione penitenziaria stesse operando per trovare al valtellinese un lavoro che potesse permettergli di lavorare per alcune ore al giorno fuori dalla sua cella, così da agevolarne il reinserimento, permettendogli di dare il proprio contributo alla comunità.

E così è stato: anche grazie all’aiuto dei familiari, che si sono dati da fare per trovare un commerciante che potesse accoglierlo e dargli un lavoro, da qualche settimana lavora in viale Milano a riparare biciclette.

Esce dalla casa circondariale cittadina la mattina, va a lavorare, rientra in carcere per pranzo e al pomeriggio torna in negozio, per poi fare rientro in cella la sera.

Un’opportunità importante che Ezio Gatti pare voglia sfruttare al meglio. Il suo impegno è sottolineato dal datore di lavoro, che non si è pentito di avergli dato questa possibilità.

La possibilità di lavorare all’esterno deriva dal fatto che Gatti ha già scontato parte della sua pena.

Quasi metà pena

Condannato in via definitiva a 23 anni, ha trascorso 33 mesi a Como, poi da maggio 2014 (ossia altri 46 mesi) è stato ai domiciliari nella sua abitazione con braccialetto elettronico, fino a marzo 2018, quando la sentenza è diventata definitiva: la Corte d’Appello di Milano rigettò infatti il ricorso presentato dall’avvocato Carlo Taormina confermando di fatto la condanna della Corte d’Assise di Sondrio.

Da allora Gatti è tornato in carcere.

Sono trascorsi altri 3 anni e 8 mesi, ai quali vanno aggiunti i 6 anni e mezzo scontati prima. In tutto fanno più di 10 anni di detenzione sui 23 previsti, che uniti alla buona condotta gli hanno consentito di poter uscire per lavorare.


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