«Gallivaggio, ci credo. Dobbiamo cogliere  i piccoli miracoli»
Lo scrittore Vittorio Messori nel corso di un incontro a Como

«Gallivaggio, ci credo. Dobbiamo cogliere

i piccoli miracoli»

«Quella deviazione ha dell’incredibile. Io credo, come ho scritto nel mio libro “Ipotesi su Maria”, che la Madonna ami le sue case e le protegga. E quello che è successo ci lascia sbalorditi».

«Credo nei segni che indicano il cammino». Vittorio Messori, giornalista e scrittore cattolico sta dando in questi giorni “gli ultimi ritocchi” al suo prossimo libro “Quando il cielo ci fa segno. Piccoli misteri quotidiani”. E che il santuario di Gallivaggio sia stato risparmiato dalla frana ha anche per lui, credente, dell’incredibile.

Cosa sono i segni?

Sono piccoli misteri che avvengono ogni giorno, di cui dobbiamo accorgerci e che dobbiamo interpretare. Spesso, però, siamo ciechi e sordi e non sappiamo decifrarli.

La frana che staccandosi dalla montagna devia il suo percorso e risparmia il santuario di Gallivaggio può essere letto come un segno?

Quella deviazione ha dell’incredibile. Io credo, come ho scritto nel mio libro “Ipotesi su Maria”, che la Madonna ami le sue case e le protegga. E quello che è successo a Gallivaggio ci lascia sbalorditi. Per noi credenti è un piccolo miracolo operato da Maria, per il geologo, se non è credente, è un fatto eccezionale dovuto al caso. Il credente, invece, ripeto, non esclude il mistero ed è convinto che questi piccoli miracoli avvengano.

Di segni legati alle case di Maria la storia è piena, vero?

Pensiamo al Duomo di Milano (la basilica è dedicata a Santa Maria Nascente, ndr). Guardando la facciata dal piazzale, a sinistra abbiamo la galleria della Rinascente e a destra Palazzo Reale. Durante i bombardamenti a tappeto nell’agosto del 1943 le bombe distrussero la Rinascente e danneggiarono gravemente la galleria e Palazzo Reale bruciò. Le bombe colpirono gli edifici a destra e a sinistra e a parte poche schegge il Duomo non subì danni. Ogni volta che io passo di lì penso a questo fatto.

La storia del Duomo di Colonia, dedicato alla Madonna Assunta è ancora più emblematica.

Tutto il centro di Colonia fu distrutto dai bombardamenti anglo-americani e ancora adesso i non credenti si chiedono come il Duomo rimase in piedi e non subì danni. Al santuario di Gallivaggio si è ripetuto quello che avviene con le case della Madonna. Mi lasci ricordare anche un altro episodio. Quando ho lasciato Milano, mi sono trasferito a Desenzano del Garda. Qui c’è un’abbazia, quella di Maguzzano, che è dedicata alla Madonna Assunta. Dietro all’edificio principale c’è un uliveto molto grande e al centro c’era, c’è, una statua della Madonna. Oltre agli ulivi ci sono anche delle alte conifere. Bene nel 1999, e c’è una targa che lo ricorda, ci fu una terribile tromba d’aria sul lago di Garda e la conifera più grande, che era anche la più vicina alla statua, fu sradicata. Secondo le leggi fisiche, la pianta, di cui è stato conservato il tronco per farne capire le dimensioni, avrebbe dovuto abbattersi sulla statua della Madonna e invece cadde a 5 centimetri dalla testa di Maria, risparmiando la statua.

E come dobbiamo porci di fronte a questi segni?

Occorre essere aperti al mistero e allo stesso tempo critici, come hanno ricordato i sacerdoti che avete intervistato (don Andrea Caelli, arciprete di Chiavenna e don Giovanni Illia, responsabile dell’ufficio Pellegrinaggi della Diocesi di Como e assistente Unitalsi a Como e Sondrio, ndr). Bisogna saper discernere, non gridare subito al miracolo. Riconoscere che avvengono delle cose enigmatiche, non spiegabili ma non cadere nella superstizione. Bisogna, quindi, mettere insieme l’apertura al mistero e il discernimento, altrimenti si rischia di essere dei visionari. C’è davvero un disegno misterioso ma ci sono anche eccezioni di santuari andati distrutti.

La sua conversione è stata un segno, in un certo senso?

Tutto pensavo di diventare ma non uno scrittore cattolico. Per me è stato un colpaccio, una bastonata che mi ha costretto a cambiare la testa, ho subito una conversione intellettuale. Non avevo mai cercato questo cambio di prospettiva, anzi mi vergognavo all’idea di diventare cattolico. Sono cresciuto in una famiglia anticlericale e all’epoca (nell’estate del 1964 Messori aveva 23 anni, ndr) mi stavo laureando con la sacralità dell’agnosticismo e ateismo torinesi (Norberto Bobbio, Luigi Firpo, Alessandro Galante Garrone, ndr). Sul momento ho avuto un grande smarrimento, poi sono stato contento e grato. Come credenti non dobbiamo mai escludere il mistero e dobbiamo credere nei segni che indicano il cammino.


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