Galleria Monte Piazzo instabile  «Pensiamo a un nuovo tunnel»
L’ingresso della galleria Monte Piazzo

Galleria Monte Piazzo instabile

«Pensiamo a un nuovo tunnel»

Colico, Roberto Ardenghi, titolare della Seval: «Scivola verso il lago. Lecco e Sondrio creino un tavolo per chiedere una galleria nel Legnone».

L’anello debole della Super 36 è la galleria Monte Piazzo: un tunnel fragile e problematico sul territorio di Colico da cui eppure dipendono i collegamenti stradali tra Lecco e la Valtellina. Lunga 2522 metri all’interno della montagna, scavati in una zona instabile: le due canne, in particolare quella di valle, fin dalla loro costruzione scivolano pericolosamente verso il lago. Tanto che nel 2013 la galleria venne chiusa in entrambe le direzioni di marcia: per circa un mese il traffico fu deviato lungo la vecchia provinciale, incapace di reggere il volume di camion, auto e tir. Fu un inferno. Uno scenario che - nonostante i lavori di consolidamento conclusi soltanto nel 2014 - potrebbe di nuovo ripetersi.

«La Monte Piazzo, per sua stessa natura, sarà sempre a rischio, lo confermano tutti i rilievi e gli studi realizzati negli anni: la galleria scivola verso il lago perché è stata realizzata in un costone instabile, staccato dal Monte Legnone» spiega Roberto Ardenghi, titolare della Seval di Colico, azienda attiva dal 1987 e specializzata nel riciclaggio dei rifiuti. «Prima o poi, se non si interviene, la Monte Piazzo sarà di nuovo impraticabile. Non sappiamo quando, ma accadrà: Colico, la Valtellina e la Valchiavenna rischiano di rimanere completamente isolate. Quella galleria ci deve fare paura, non dobbiamo sottovalutare il problema».Il pensiero non può che tornare proprio al 10 maggio 2013: la canna sud era già chiusa ai veicoli per i lavori di manutenzione straordinaria ed era la canna nord a farsi carico del traffico della ss 36 in entrambe le direzioni.

Una situazione già critica, soprattutto nelle ore di punta, che collassò definitivamente quando Anas diramò un comunicazione che non lasciava spazio a interpretazioni: «Si sono verificate alcune lesioni nel rivestimento esistente e irregolarità altimetriche sul piano viabile della canna di monte della galleria Monte Piazzo, nel tratto attualmente a doppio senso di circolazione. Il previsto controllo tecnico ha fatto emergere alcune anomalie, immediatamente monitorate e, a seguito dell’incremento delle spinte gravanti sul rivestimento della galleria». Per i trasporti fu il caos, con gli automobilisti costretti a sopportare ore di coda per andare da Sondrio a Lecco. Per oltre un mese la Valtellina rimase di fatto isolata, con enormi perdite economiche per il commercio, le industrie e anche per il turismo.

«Dobbiamo creare un tavolo tecnico che coinvolga anche gli imprenditori e le istituzioni valtellinesi: dobbiamo fare squadra e risolvere subito questo problema, prima che sia troppo tardi. Una soluzione definitiva c’è ed è la realizzazione di una nuova galleria scavata nella roccia più stabile del Monte Legnone: Lecco e Sondrio devono unire le forze per ottenere quest’opera» è l’appello lanciato da Ardenghi. «Intervenire sulla monte Piazzo – con una soluzione che sia definitiva e non un tampone – deve essere una nostra priorità. È un’opera molto più utile che non il traforo dell’Aprica, di cui pure si sta discutendo: la Valtellina non può perdere il suo collegamento diretto con Milano».

Alla Seval ogni giorno transitano 120 camion e tutti percorrono la SS36: «Il primo tratto, da Colico a Lecco, è sufficiente per reggere i volumi di traffico - continua Ardenghi - I problemi iniziano quando si arriva a Lecco e bisogna andare verso Bergamo o verso Milano: è assurdo che manchi un collegamento diretto con l’autostrada e con l’aeroporto di Malpensa».


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