Furto in gioielleria a Sondrio, presa una ladra
L’attimo in cui una delle ladre getta il foulard sopra gli astucci e li fa sparire: il gioielliere non si accorge di nulla per la presenza di uno specchio

Furto in gioielleria a Sondrio, presa una ladra

La Questura ha arrestato una delle due malviventi che ad agosto hanno derubato i Bonaiti. La donna era nei pressi di Bergamo in un campo rom. Dei gioielli nessuna traccia. Le indagini proseguono.

Pareva destinato a essere un caso irrisolto e irrisolvibile, vuoi per il vantaggio che le ladre hanno avuto rispetto alla denuncia presentata (il derubato si è accorto solo dopo diverse ore del furto subito), vuoi per il modus operandi delle due malviventi che hanno agito stando sempre ben attente a non essere mai inquadrate dalla telecamera interna al negozio, e invece gli agenti della Squadra Volante di Sondrio in meno di un mese non solo hanno identificato le due autrici del colpo da 20mila euro, ma una di loro è già dietro le sbarre. In una cella del carcere di Bergamo, città dove entrambe vivevano in un campo rom.

Il furto alla gioielleria Bonaiti di Sondrio messo a segno sabato 10 agosto, è quindi un caso chiuso. Certo, all’appello manca un arresto e soprattutto la refurtiva, ma sui gioielli nessuno si fa molte illusioni. Nemmeno il questore Angelo Re, che ieri mattina ha convocato la stampa per spiegare nei minimi dettagli le indagini che hanno permesso di risalire alle due autrici e per rendere merito agli uomini del capo della Volante Carlo Bartelli. Di elementi in mano ne avevano ben pochi. Le riprese della videosorveglianza interna al negozio mostravano le due donne (distinte ed eleganti) che ci sono presentate come madre e figlia, provare e riprovare alcune collane e orecchini. E mentre una si rimirava allo specchio, l’altra avvicinava a sé gli involucri di velluto contenenti i preziosi. Poi, con un gesto preciso e impercettibile, ha buttato con nonchalance il foulard sui due astucci e se li è portati via.

Prima di andarsene, una delle due donne ha lasciato un acconto di 50 euro per la collana che nel frattempo aveva “scelto” di acquistare, ma alla quale aveva chiesto di cambiare il fermaglio. Gli inquirenti sono partiti quindi da un dato di fatto: le due donne dovevano essere delle professioniste, e così sono andati a caccia di impronte. Una l’hanno trovata proprio sullo specchio utilizzato per le prove e per nascondere alla vista del gioielliere Riccardo Bonaiti le sue creazioni, poi rubate.

Si è così scoperto che la donna più giovane - Serena Demetrio, classe 1989, cittadina italiana ma senza fissa dimora - ha diversi precedenti contro il patrimonio. L’altro indizio - preziosissimo - lo ha fornito il sistema di video sorveglianza cittadino (ma non solo). Dalle immagini, gli agenti hanno prima scoperto quale auto - una Fiat - ha accompagnato le due donne a Sondrio, e poi - sempre grazie alle immagini recuperate sulla statale 38, sulla superstrada, e dal Comune di Lecco - sono addirittura risaliti alla zona dove le due ladre avevano la loro base: un campo rom nei pressi di Bergamo. Fare irruzione nella speranza di trovarle era un’ipotesi da scartare a priori e così gli agenti di Sondrio, in collaborazione con i colleghi di Bergamo, hanno tracciato una mappa dei possibili percorsi che la Fiat avrebbe potuto fare. E... tombola: la Demetrio è stata fermata venerdì scorso proprio lungo una di quelle strade. Gli agenti le hanno notificato l’ordine di custodia cautelare in carcere emesso dal gip di Sondrio Fabio Giorgi e l’hanno accompagnata in carcere.

All’appello manca ora la complice - della quale la Questura di Sondrio non ha fornito alcuna generalità - e, come detto, manca la refurtiva che di certo sarà già stata indirizzata verso i canali della ricettazione di cui si avvalgono queste bande specializzate. Le indagini non sono comunque ancora concluse. «Siamo convinti - ha spiegato ieri il questore di Sondrio - che altri gioiellieri siano stati derubati dalle due donne e quindi stiamo analizzando tutti i casi irrisolti per capire se siamo in presenza di furti seriali».


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