«Frontalieri, nuove tasse a regime tra dieci anni»
I senatori Mauro Del Barba e Benedetto Della Vedova all’assemblea con i frontalieri

«Frontalieri, nuove tasse a regime tra dieci anni»

Incontro tra i lavoratori in Svizzera e i sindacati a Villa di Chiavenna, promosso dal sindaco Tam. Vieri Ceriani assicura: «Ci sarà alla fine un aumento ma non facciamo ipotesi su aliquote che cambieranno».

Si cambierà dal 2020 e sarà un processo graduale, che durerà almeno dieci anni. Ma alla fine la tassazione dei redditi dei frontalieri diventerà simile a quella dei concittadini italiani. Dopo mesi di ipotesi e di calcoli, più o meno fondati, ieri a Villa di Chiavenna ha preso la parola Vieri Ceriani, capo della delegazione italiana che ha raggiunto il primo accordo con la Svizzera. Grazie all’incontro promosso dal sindaco del Comune della Bregaglia Massimiliano Tam, insieme al Comune svizzero di Bregaglia, un centinaio di lavoratori frontalieri ha potuto ascoltare la storia delle trattative e soprattutto le prospettive.

Il cambiamento è stato inserito in un quadro generale più complesso, a cominciare dal fatto che l’accordo con la Svizzera risale al 1974 ed è difforme da tutti gli altri, perché prevede la tassazione in un solo Paese, quello in cui si lavora.

I sindacalisti - al tavolo c’era Mirko Dolzadelli della Cisl - hanno riferito i calcoli delle organizzazioni ticinesi che prevedono aumenti rilevanti, a volte di oltre diecimila euro di tasse all’anno. Ma visto che si deve passare dal parlamento italiano e che vari fattori cambieranno, non è il caso - secondo Ceriani - di applicare le aliquote attuali italiane ai redditi del lavoro in Svizzera. «Se noi applicassimo immediatamente i cambiamenti previsti, per i lavoratori italiani ci sarebbe un aggravio mediamente pesante del carico fiscale - ha spiegato Ceriani -. Le situazioni sono diverse, dipendono dai carichi familiari, dalla realtà personale - ad esempio per le spesi di ristrutturazioni o sanitarie - e dal reddito, visto che gli scaglioni sono progressivi. In media ci saranno 15-20 punti percentuali di imposta in più. È innegabile che il carico fiscale tenderà a salire. Non può essere attuato da un anno all’altro, ma neanche nei cinque anni che ci proponevano gli svizzeri».

I punti interrogativi sono molti, anche perché nel giro di 15 anni le aliquote italiane - ma anche quelle elvetiche - potrebbero cambiare, sperando che vengano abbassate. «Non credo che quest’accordo possa essere ratificato prima del 2018. Se andrà così, si applicherà nel 2020 ai redditi del 2019. La gradualità prevede - e sarà incluso nella legge di ratifica italiana - che nel primo anno non ci saranno aumenti nelle tasse dei frontalieri. Poi si porterà il lavoratore frontaliero verso la tassazione che subisce il suo vicino di casa che lavora come dipendente in Italia. Ipotizziamo dieci anni di tempo, ma c’è spazio per delle modifiche in parlamento. Inoltre il secondo pilastro - in quanto previdenza obbligatoria - sarà deducibile. Il frontaliere ha dei disagi per la natura stessa di essere frontaliero, sappiamo che nel mercato del lavoro svizzero ci sono rischi di licenziamento. Ci saranno 7.500 euro di salario che non verranno tassati, come riconoscimento di questo disagio». Ceriani ha parlato anche di ristorni, citando il ruolo positivo svolto dal senatore Mauro Del Barba a tutela di istituzioni e lavoratori. «Intendiamo inserire nella legge di ratifica i trasferimenti ai Comuni. Sarà alimentato sulla base delle informazioni in arrivo dalla Svizzera, sulla base delle ritenute dei frontalieri. Per il primo anno ci sarà un flusso di risorse analogo a quello che si sarebbe avuto con il vecchio regime. Non ci sarà alcun buco nel trasferimento da Roma agli enti periferici».


© RIPRODUZIONE RISERVATA