Frana di Spriana, incontro a Sondrio: «Tempo scaduto, interventi subito»
Il comitato civico “Sicurezza e informazione per la frana di Spriana” chiede alle autorità di ultimare i lavori iniziati nel 1991 e sospesi nel 2008, «lasciando incompiuta» la galleria

Frana di Spriana, incontro a Sondrio: «Tempo scaduto, interventi subito»

Costituito ufficialmente il comitato civico per garantire sicurezza e informazione ai cittadini. «Il by pass va concluso, così com’è non può restare»

Sulla frana di Spriana e sui lavori del bypass «il tempo dell’indecisione è scaduto, bisogna agire per sbloccare una volta per tutte questo insopportabile immobilismo». È l’appello che un gruppo di cittadini lancia con la creazione del comitato civico “Sicurezza e informazione per la frana di Spriana”, istituito per chiedere alle autorità di ultimare i lavori iniziati nel 1991 e sospesi nel 2008, «lasciando incompiuta» la galleria che in caso di crollo della frana consentirebbe di far defluire le acque del Mallero, evitando un’improvvisa e disastrosa tracimazione verso la città di Sondrio.

L’ha spiegato venerdì mattina in sala Vitali a nome del comitato Stefano Angelinis, che ha presentato il manifesto fondativo del gruppo insieme ad Andrea Marzi, Giuseppe “Popi” Miotti e Angelo Schena. «La questione di Spriana in pratica non ha bisogno di presentazioni - ha rimarcato Angelinis -, il cantiere è iniziato quasi trent’anni fa e da tempo è in totale abbandono. Lo scorso anno ho presentato un’interrogazione in consiglio comunale e il sindaco ha avviato un percorso istituzionale con il prefetto Scalia, quindi si è arrivati ad un tavolo con Regione e Provveditorato alle opere pubbliche che ha evidenziato la necessità di terminare i lavori. Poi il percorso si è rallentato, perché il prefetto Spena, succeduta a Scalia, è rimasta solo pochi mesi e non ha avuto il tempo di prendere in mano il dossier, ma bisogna continuare».

Però questo percorso «è necessario ma non sufficiente, visto che il Comune non ha alcun potere diretto», ha sottolineato Angelinis, quindi è nata l’idea di creare il comitato civico, per «smuovere le acque» e coinvolgere la popolazione: una realtà «apartitica, ma con una finalità politica perché questo tema è un’azione di buona e sana politica da svolgere a tutti i livelli», ha spiegato. Il manifesto ha ottenuto il sostegno delle sezioni del Cai di Sondrio e della Valmalenco, di Confindustria Lecco – Sondrio, della Croce rossa, delle segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil, della Fondazione Bombardieri e l’auspicio dei promotori è che anche altre realtà sostengano questo impegno: alla presentazione di ieri sono intervenuti il presidente del Cai Paolo Camanni, il vicepresidente di Confindustria Emilio Mottolini, Giorgio Nana della Cgil, la presidente della Cri di Sondrio Giuliana Gualteroni, l’architetto sondriese Giovanni Bettini da tempo impegnato sulla questione.

E l’idea di tutti è quella di riaccendere l’attenzione su «un argomento che negli ultimi anni è stato molto trascurato», come ha sottolineato l’ingegnere Andrea Marzi, che in passato ha lavorato al cantiere del bypass. «Il progetto completo prevede un sistema con una portata di 600 metri cubi al secondo per prelevare le acque in località Scilironi e rilasciarle poi a valle della frana – ha spiegato -, attualmente l’opera avrebbe una portata di 150 metri cubi al secondo ma non è completa, perché ci sono l’opera di presa e la galleria nella roccia, ma mancano i rivestimenti e le opere esterne alle Cassandre. Oltretutto dentro la galleria sono stati lasciati i macchinari usati per le varie lavorazioni». E così l’opera non può restare, dice a chiare lettere il manifesto del comitato, perché «la sicurezza è un diritto dei cittadini» e «la prevenzione è fondamentale, per non ritrovarsi a rimpiangere quello che non è stato fatto».


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