Frana della Valgenasca: si studia un tunnel
Allo studio una soluzione definitiva al problema dei rischi legati alla frana della Valgenasca

Frana della Valgenasca: si studia un tunnel

La Comunità montana ha deciso di affidare l’incarico per valutare la fattibilità dell’intervento. Le stime parlano di un fronte franoso con un movimento di terra e rocce per mezzo milione di metri cubi.

Prima era solo un sasso lanciato nello stagno del dibattito, ora c’è qualcosa di più. Siamo sempre nel campo delle ipotesi futuribili, ma in queste settimane c’è stato un significativo passo avanti sulla strada che porterà alla realizzazione di una viabilità alternativa in grado di superare il tratto di Statale 36 messo a rischio dalla frana della Valgenasca a San Giacomo Filippo.

La Comunità Montana, infatti, ha deciso di muoversi su due fronti. Da una parte con il noto progetto che prevede la realizzazione di una bretella in grado di collegare la viabilità agro-silvo pastorale di Sant’Antonio-Cigolino con quella di Sommarovina. Una strada che, come spiegato dallo stesso ente comprensoriale «sarebbe un collegamento di assoluta emergenza in quanto per lunghi tratti il percorso esistente è tortuoso, esposto a possibile caduta di massi e con pendenze notevoli». Non una strada vera e propria, insomma, in grado di risolvere il problema e evitare che la Vallespluga rimanga isolata. Problema che durante la stagione invernale, quando il passo dello Spluga è chiuso, potrebbe diventare realtà nel caso in cui la frana si muovesse.

«Per risolvere l’accessibilità alla Vallespluga nel tratto che potrebbe essere interessato dall’evoluzione del movimento franoso e già di suo interessato da caduta massi dal versante, sarebbe necessario realizzare una nuova viabilità mediante la costruzione di una galleria naturale». Un tunnel in grado di collegare la zona dell’ex Casa Cantoniera di Bette fino al quarto tornante a San Giacomo Filippo. Un tunnel di circa un chilometro Va studiata la fattibilità tecnica dell’intervento, ma anche quella economica. Una stima della scorsa primavera parlava di una spesa compresa tra 10 e 15 milioni di euro. Inavvicinabile per le casse degli enti locali. In ogni caso ci si muove. L’ente guidato dalla presidente Cinzia Capelli ha dato mandato agli uffici di affidare un incarico esterno per la redazione di uno studio.


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