Fort Knox in Valle, i bond sequestrati  valgono 163 miliardi

Fort Knox in Valle, i bond sequestrati

valgono 163 miliardi

Cifre impressionanti per l’operazione tra le più importanti messe a segno in Europa. «Tutto è nato da un’intercettazione in Valtellina»

L’hanno chiamata Fort Knox l’inchiesta che ha portato la guardia di finanza di Sondrio e la polizia federale elvetica a sequestrare titoli Usa per 190 miliardi di dollari, cifra astronomica che corrisponde a 163,6 miliardi di euro. «Noccioline, certo, se paragonate ai 5mila miliardi di dollari di cui dispone la Federal Reserve, ma pur sempre uno dei maggiori sequestri mai avvenuti in Europa di titoli della banca americana... E consentitemi la battuta: la provincia di Sondrio in questo momento potrebbe essere la quinta detentrice del debito pubblico degli Stati Uniti d’America», ha detto il colonnello della Gdf Massimo Manucci che ieri mattina, affiancato dal procuratore capo Claudio Gittardi e dal titolare dell’indagine, il sostituto Stefano Latorre, ha comunicato i dati dell’operazione che per ora ha iscritto sul registro degli indagati 10 persone, nessuna delle quali valtellinese, anche se è da qui che l’indagine ha preso il via ascoltando proprio le telefonate di un faccendiere indagato in altra inchiesta.

E in conferenza stampa gli inquirenti hanno tenuto a mostrare i titoli obbligazionari Usa-Bond e Notes emessi dalla Federal Reserve ben protetti da buste di plastica e inseriti nei loro box originali: cofanetti blindati e pesantissimi, rinvenuti sia in Svizzera (in un’abitazione nei pressi di Lucerna e in un caveau di una security di Zurigo), sia in Italia dove erano a disposizione come una sorta di campionario da mostrare a possibili clienti.

L’indagine ipotizza reati quali il riciclaggio internazionale e - naturalmente - l’associazione a delinquere e farebbe capo ad un fantomatico “generale serbo” che avrebbe interessi finanziari in Svizzera dove puntualmente si recava “a fare la spesa”, come risulta dalle intercettazioni telefoniche, ovvero a ritirare alcuni dei bond custoditi nel caveau. E in realtà all’appello mancherebbero 261 titoli per un valore di 85,2 miliardi di dollari. Che fine hanno fatto? È questa una delle tante domande alle quali gli inquirenti dovranno dare risposta. La prima però, la più impellente, riguarda la veridicità di quei titoli emessi dagli Usa presumibilmente intorno agli Anni 40.

Gli indagati sino ad ora hanno sostenuto di averli ereditati da persone defunte che abitavano in Stati off-shore, «ma il loro comportamento denota piuttosto - ha tenuto a dire il procuratore capo Gittardi - che fossero a conoscenza della loro provenienza illecita e non a caso si stavano dando da fare per costruire una storicità e quindi per dare loro una parvenza di legalità».

Se fossero veri, occorrerà poi verificare se quei titoli sono ancora “coperti”, ovvero se non sono stati annullati. Se così fosse, infatti, potrebbero avere un valore solo numismatico, sempre che non venga provato che qualcuno abbia tentato di metterli all’incasso. «Abbiamo subito avvisato la Banca d’Italia - ha tenuto a sottolineare Gittardi - perchè comunque temiamo che i titoli che ancora sono in circolazione possano essere utilizzati per riciclare del denaro sporco».


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