«Fontana regina. E la Valle sta a guardare»
Festeggiamenti a Berbenno

«Fontana regina. E la Valle sta a guardare»

Giochi e rimpianti: i successi della campionessa olimpica mettono a nudo la mancanza di strategia della provincia. Ruttico, vicepresidente della Comunità montana: «Nessuno ha pensato a una sponsorizzazione, che peccato».

Arianna Fontana: tutto il mondo ce la invidia; “continua a pattinare” la esortano tutti (non le sue avversarie, però...) anche se lei ha detto: «Sto diventando vecchia e ci sono tante giovani che stanno crescendo. Se deciderò di continuare, dovrò trovare le motivazioni giuste e avere dentro di me il fuoco per continuare a combattere». Di passato e futuro abbiamo parlato in una chiacchierata turistico-sportiva col vicepresidente della Comunità montana di Sondrio, Dario Ruttico, che pure ha finanziato l’allestimento del maxi schermo in palestra a Berbenno per seguire Arianna. Abbiamo in Valle una fuoriclasse che potrebbe offrire un notevole impulso all’immagine turistica dell’intera area, che turistica pare ma non sempre appare.

«Per me con Arianna abbiamo perso un’occasione valida per farla assurgere a testimonial della provincia - commenta subito Ruttico -. Era un’occasione ghiotta, proprio in vista dell’appuntamento olimpico in Corea del Sud. Ora, terminati i Giochi, a mio parere è cambiato proprio il “costo di valutazione” di una sua chiamata in causa. Pensiamo: ha vinto tre medaglie a PyeongChang e, se si posiziona la sua immagine sul mercato, ha decisamente dei potenziali molto più alti di quelli che potrebbe ora affrontare e sostenere la nostra provincia. Parliamo in termini di sponsorizzazioni. Dopo gli impegni olimpici, sono notevolmente aumentati il suo valore e il suo “costo”. Se prima delle Olimpiadi potevano essere delle cifre più abbordabili, ora l’immagine di Arianna può essere molto ambita, con le valutazioni che vanno di conseguenza. Farla diventare testimonial della provincia era un’operazione che andava fatta prima. Il “rischio” dell’investimento era quasi sicuro, perché scommettere su di lei non voleva certo dire farlo al buio».

E ribadisce: «È una grandissima atleta, indipendentemente da come sarebbero andate le cose; poi le gare sono andate a meraviglia, e di questo siamo super felici, ma il treno ancora una volta è andato perso. Non è il caso di addossare colpe a destra e a manca, diciamo che il “sistema Valtellina” non si è mosso con la dovuta lungimiranza, sempre dal mio punto di vista, come avrebbe dovuto. Un’altra occasione persa per utilizzare ed esaltare i “valori locali” in ambito sportivo: lo sci, la bicicletta, altre eccellenze dove i valtellinesi si impongono all’attenzione del mondo». Un testimonial sportivo, aggiunge Ruttico, «va sempre bene perché rappresenta bene quelle che sono le peculiarità della nostra Valle: in inverno lo sci e sport similari, in estate le biciclette, piuttosto che gli sport d’acqua come canoa e rafting. Abbiamo campioni del mondo in diverse discipline, ma non li valorizziamo. Questione anche, e soprattutto, dei pochi fondi di cui disponiamo, ma soprattutto di una “dispersione” di idee volte ad appoggiare atleti locali. Un grosso handicap che noi abbiamo. Anche con Arianna è stata l’ennesima mancata occasione e, magari, la sponsorizza il Trentino l’anno prossimo. E invece sarebbe un forte messaggio che la nostra terra si presta a tutti gli sport: il turismo sportivo è una forte componente dell’economia».

Una riflessione che è anche un’autocritica. «Si badi bene: mi ci metto anch’io tra coloro che hanno sbagliato, ma perché manca una regia, un coordinamento che possa catalizzare il tutto. E comunque - è la sua conclusione - ad Arianna vanno i complimenti da parte di tutti e, per come abbiamo potuto, siamo sempre vicini a lei e al comune di Berbenno. Merito sportivo e umano a questa grande campionessa, che arriva sempre prima, siamo noi che arriviamo secondi, purtroppo».


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