«Febbre alta 10 giorni  Dimenticato a casa»
Edj Polinelli, 71 anni, residente del Comitato dell’area del Ranée

«Febbre alta 10 giorni

Dimenticato a casa»

Edj Polinelli: «Non volevano ricoverarmi. Devo ringraziare mio nipote che è medico a Torino»

«Sono vivo e sto abbastanza bene ora. Non ho ancora il risultato dei due tamponi eseguiti il 14 e 15 aprile, ma il peggio è passato. La mia è una storia a lieto fine, ma è anche un’esperienza di denuncia, perché sono stato lasciato cuocere nella febbre finché mio figlio Michele preoccupatissimo, al decimo giorno, mi ha portato al pronto soccorso».

Parla Edj Polinelli di Bianzone, presidente del Comitato di tutela e valorizzazione dell’area del Ranée con cui ha lottato contro un progetto di cava. E che, nelle scorse settimane, ha combattuto, invece, contro il coronavirus.

Amaro il suo racconto. Il 16 marzo, dopo due giornate in baita, ha cominciato ad avere la febbre che è aumentata sempre più, arrivando anche a 39,5 e oltre. Nessun altro sintomo, tranne un forte senso di oppressione al petto e, dopo alcuni giorni, un’infiammazione agli occhi.

«Il medico di base era ammalato di coronavirus, i tre sostituti, i cui recapiti erano stati comunicati dal Comune di Bianzone per mail, contattati telefonicamente, come pure la guardia medica, mi hanno precisato che non potevo essere visitato, di non andare al pronto soccorso ospedaliero in quanto avevo “solo” la febbre, e di prendere la tachipirina alla dose massima - spiega Polinelli, 71enne, super sportivo -. Ma la tachipirina alla dose massima al terzo giorno è diventata insopportabile per il mio stomaco e, comunque, mi riduceva la febbre in modo molto limitato. Il pronto soccorso, contattato al 112, ha fatto di tutto per evitare il ricovero». Polinelli, nel frattempo, ha preso contatti con il nipote, medico neurologo a Torino, che, all’ottavo giorno di febbre, gli ha mandato impegnativa per Plaquenil (idrossidocloroclina) e Azitromicina (antibiotico).

Ha cominciato subito la terapia, mentre un amico gli ha fatto pervenire un saturimetro per controllare l’ossigeno nel sangue (ormai verso i 90). Al mattino del decimo giorno (lunedì 25), ha comunicato al 112 che stava partendo di sua iniziativa per il pronto soccorso di Sondalo accompagnato da un familiare.

E, lì, subito: tampone positivo, polmonite a entrambi i polmoni, esami del sangue sballati.

Dopo tre giorni di ricovero, è tornato a casa con la garanzia dell’ossigeno e una terapia antibiotica anche se è ancora debole.


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