Fallimento Calcio Como
Ai domiciliari Porro e Foti

Bancarotta, domiciliari per l’ex presidente Porro e l’ex vicepresidente Foti

I finanzieri del nucleo di polizia tributaria hanno eseguito, martedì mattina all’alba, due ordinanze di custodie cautelare agli arresti domiciliari a carico dell’ex presidente e dell’ex vicepresidente del Calcio Como Pietro Porro e Flavio Foti con l’accusa di bancarotta fraudolenta. Contestualmente i finanzieri hanno anche effettuato una serie di perquisizioni, non soltanto a carico dei due arrestati, ma anche di altre persone coinvolte nell’inchiesta.

L’indagine era nata in seguito all’istanza di fallimento della società presentata dalla stessa Procura di Como nell’estate del 2016 (fallimento poi pronunciato dal Tribunale quella stessa estate). Già all’epoca la magistratura aveva sollevato una serie di appunti su alcune operazioni finanziarie compiute dagli allora amministratori azzurri Una su tutte: il passaggio di proprietà del centro sportivo di Orsenigo dal Calcio Como alla S3C, società di proprietà degli stessi amministratori degli azzurri.

Quel passaggio di proprietà, avvenuto nel 2014, avrebbe privato il Como di un patrimonio immobiliare che, altrimenti, avrebbe costituito una garanzia che probabilmente non avrebbe spinto la società ben oltre l’orlo del baratro. Anche perché della somma di 3,2 milioni messa nera su bianco nell’atto notarile di vendita, il Calcio Como ne incasserà circa la metà.

All’inizio della scorsa primavera gli uomini della Tributaria avevano già effettuato una serie di perquisizioni a carico dei vecchi proprietari del Calcio Como, accusati di aver dissipato il patrimonio della società e aggravato il dissesto degli azzurri. I quattro ex proprietari della società (oltre Porro e Foti anche Stefano Roda e Fabio Bruni) erano finiti allora sotto inchiesta proprio per bancarotta pluriaggravata.

Tornando all’arresto i due ex vertici del Calcio Como 1907 sono accusati, in particolare, bancarotta per distrazione e dissipazione e bancarotta preferenziale. Diverse le operazioni contestate loro dalla guardia di finanza.

Innanzitutto la costituzione in data 10.04.2014 da parte di “CALCIO COMO Srl” in favore della S3C di una ipoteca volontaria su “Centro Sportivo Mario Beretta”, per un importo di euro 900.000 a garanzia di un mutuo di fondiario concesso dalla BCC di Alzate Brianza per euro 600.000; quindi la cessione in data 30.06.2014 da parte di “CALCIO COMO Srl” in favore della controllante S3C dello stesso orsenigo per 3.200.000 euro concordando le modalità di versamento ritenute pregiudizievoli per il Calcio Como (750.000 euro venivano versati dalla S3C tramite due bonifici bancari utilizzando le somme di denaro ottenute attraverso il mutuo concesso alla controllante “S3C” dalla banca BCC di Alzate Brianza ma previa concessione da parte di “CALCIO COMO srl” di garanzia ipotecaria per la somma -di maggiore importo - di euro 900.000; 1,4 milioni in 12 rate da 120.000 euro cadauna con scadenza al 31.12 di ogni anno con rinuncia della CALCIO COMO SRL agli interessi sulle somme dovute dalla S3C, mai versati in quanto oggetto di compensazione con il debito del “CALCIO COMO srl” in conseguenza della conclusione di un contratto di locazione in data 01.07.2014 proprio con la S3C srl).

Contestata anche l’operazione di vendita e di riacquisto del marchio, in particolare quest’ultimo passaggio, avvenuto il 31.12.2015, quando il marchio “CALCIO COMO” è tornato alla società azzurra per un corrispettivo pari 900.000 euro.

Inoltre, secondo l’accusa, gli amministratori avrebbero trasferito dal patrimonio della fallita “CALCIO COMO srl” in favore della S3C srl la somma complessiva di 105.600 euro, di cui 75.600 euro quale parziale pagamento di una fattura - accusano le fiamme gialle - emessa per operazioni inesistenti.

Operazioni che, secondo la Procura, avrebbero condotto il Calcio Como al fallimento causando debiti per sei milioni di euro e un danno consistente all’erario per 414.570 euro, all’INPS per 136.877 euro e ai dipendenti per quasi 200mila euro.

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