Emergenza povertà,  58 domande
La nuova sede della Caritas in via Bassi a Sondrio che non ha avuto l’inaugurazione ufficiale per il Covid

Emergenza povertà,
58 domande

Nuova sede della Caritas e 66mila euro di aiuti per famiglie che si sono trovate in difficoltà a causa del Covid

La Caritas diocesana è fortemente impegnata per sostenere quanti sono colpiti dalla crisi economica legata alla pandemia di coronavirus. In sette mesi, dal giugno dello scorso anno fino al 31 gennaio, in Valtellina e Valchiavenna sono state accolte 58 domande rivolte al fondo che la Diocesi ha istituito, in memoria di don Renato Lanzetti e di tutte le vittime del Covid, per aiutare chi si confronta con una diminuzione di reddito.

Gli aiuti, per un totale di 66 mila euro, sono stati destinati soprattutto a nuclei familiari e, quindi, considerando anche il numero dei conviventi, complessivamente sono state aiutate 212 persone.

Il maggior numero di richieste, ben 23, è stato intercettato dal Centro di Ascolto e di Bormio, che si occupa delle povertà sull’intero territorio del Vicariato. Una realtà che, in questa stagione invernale, è fortemente penalizzata dalla chiusura degli impianti sciistici e dalle limitazioni al turismo. Nel capoluogo le richieste sono state 14, altre dieci a Chiavenna, sette a Tirano, due a Morbegno, una a Dubino e una a Tresivio. Dove è parroco don Augusto Bormolini, vice direttore della Caritas diocesana. Attraverso Il Settimanale della Diocesi, il sacerdote sottolinea che «anche in Valtellina l’emergenza Covid ha colpito tante persone e tante famiglie. E ha condizionato profondamente la vita di tutti noi». Don Bormolini spiega che la Caritas, «con i suoi operatori e volontari, non ha mai smesso di essere punto di riferimento per tutti coloro che hanno avuto bisogno di aiuto. Anzi, questi mesi sono stati anche l’occasione per rilanciare il nostro impegno sia sul fronte organizzativo».

Questo anche grazie alla nuova e ampia sede di via Bassi, a Sondrio, che non ha ancora potuto essere ufficialmente inaugurata proprio a causa della pandemia.

Il vecchio appartamento del vicario episcopale per la Valtellina, tempo inutilizzato da oltre un anno, ha permesso di ricavare spazi accoglienti sia per gli uffici degli operatori Loris Guzzi, Monia Copes e Sofia Poncetta, sia per le persone che accedono al Centro di Ascolto.


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