Elezioni con poche sfide, la fuga dalla politica locale
La minore presenza di candidati e di squadre a loro sostegno potrebbe equivalere a una minore affluenza dei cittadini ai seggi

Elezioni con poche sfide, la fuga dalla politica locale

Una trentina di Comuni al voto avrà un solo candidato. La corsa verso le urne, allora, è solo per il raggiungimento del quorum.

Elezioni comunali di domenica 26 maggio, si cercano candidati. Si avvicinano a grandi passi le consultazioni amministrative, in Valtellina e Valchiavenna si vota in 51 dei 77 Comuni che compongono la mappa provinciale delle municipalità, e si scopre che in molti paesi non c’è corsa. In più della metà delle sfide elettorali non ci sarà uno scontro tra candidati, ma una lotta per raggiungere il quorum. Sono, infatti, una trentina i Comuni che avranno un “mono-candidato sindaco” e, in alcuni casi, non è neppure detto che si riesca a trovare questa figura.

Sembra quasi che il 2019 segni una nuova frontiera nelle scelte di partecipazione alla “cosa pubblica”. Per decidere chi farà il sindaco, chi l’assessore, non ci si scontra più, non si “litiga” più e si fa quasi fatica a mettere insieme le liste, certe volte anche solo una lista. «È così – precisa più di un portavoce o figura di primo piano delle forze politiche locali –, non è che manchi la voglia di prendere parte alle vicende del proprio Comune, ma, certo, i limiti che oggi fanno parte della quotidiana vita amministrativa, il diminuire degli stanziamenti del Governo agli enti, i molti vincoli che ne derivano, le recenti riorganizzazioni burocratiche comportano percorsi più complicati. E qualcuno si scoraggia».

Risultato, in molti Comuni le liste sono ancora in via di definizione, o così si spera. L’alternativa, in caso di mancata presentazione di almeno uno schieramento, sarebbe il commissariamento.

Spopola al momento la lista unica. Nel mandamento di Sondrio sono chiamati alle urne gli abitanti di 19 dei 21 Comuni: ad oggi sembra essere sicura la presenza di una sola lista con un solo candidato sindaco nella maggior parte dei centri con l’esclusione di Ponte, che ne avrà due. In Valmalenco, ad ora, solo Caspoggio sembra aprirsi a una corsa a due contendenti, Lanzada e Torre Santa Maria dovrebbero contare ognuna su una candidatura unica, mentre a Spriana (di cui parliamo qui a fianco) si fa addirittura fatica a trovare un nome disposto a occupare la poltrona di primo cittadino. Per quanto riguarda il Tiranese, a Bianzone dovrebbe scendere in campo una sola lista, mentre a Tirano il confronto elettorale sarà tra i più accesi: in lizza infatti tre liste guidate da Franco Spada, Pietro Del Simone e Rosanna Fiorina. Risalendo verso l’Alta Valle, Grosio potrebbe avere quattro candidature in lizza, a Grosotto, Sernio e Tovo sono due i candidati primi cittadini previsti in lista, controbilanciando l’attuale rarefazione di “contender” di Sondalo, Vervio e Lovero: località e municipalità tutte avviate al voto del 26 maggio con una sola lista.

Anche nelle altre grandi realtà della provincia, Morbegno, Chiavenna, sarà corsa sì, ma a due. In Bassa Valle è annunciata una sola formazione che si candida ad Albaredo, Pedesina, Civo, Cino e Tartano; potrebbe essere corsa solitaria anche ad Andalo e a Buglio. In Valchiavenna rinnovano le amministrazioni 9 dei 13 Comuni, si fa fatica a comporre due liste a Verceia, Samolaco e Gordona, con situazioni ancora di lavori in corso a Prata Camportaccio, mentre a Madesimo e Novate sarà sfida a due, come del resto a Piuro e Mese. Una minore presenza di candidati e di squadre a loro sostegno, con minore competizione per vincere le elezioni, potrebbe anche equivalere a una minore affluenza dei cittadini ai seggi. Con il rischio del commissariamento nel caso chi si candidi non raggiunga il quorum. Ma è anche vero che nei piccoli centri dove si ripropone per un secondo mandato il sindaco in carica, spesso il sostegno della popolazione e il consenso non mancano.

Non viene intercettata quasi la necessità, per i residenti, di opporsi a figure che amministrano spesso «super partes», con «buona volontà e spirito di servizio». E magari amministrano bene. E pochi sentono l’urgenza o il bisogno di proporsi come «alternativa».


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