«Educare è non concedere sempre»
Paolo Crepet tra l’assessore alla cultura del Comune Marcella Fratta e il prefetto Paola Spena

«Educare è non concedere sempre»

L’incontro a Sondrio. Folla all’auditorium Torelli per i consigli di Paolo Crepet: «Insegnate ai ragazzi a seguire la passione». L’invito ai genitori a ritrovare autorevolezza perché «un figlio vuole al suo fianco un capitano, non un amico».

«Insegnate ai vostri ragazzi a seguire la passione e il coraggio che danno la libertà, che è il vero senso della vita, allenateli alle tempeste cercando il buon vento perché il coraggio di educare è togliere, non concedere sempre, perché tutto quello che è comodo è stupido, insegnate loro a cercare sempre la felicità ovunque e ad amarla e siate un esempio per loro, siate istruttori di volo per mettere loro le piume per le loro ali perché non si educa all’oggi ma al futuro di un mondo che essi dovranno costruire».

Il “professor” Paolo Crepet martedì sera ha riempito un debordante auditorium Torelli, invitando il pubblico a rimanere nonostante la mancanza di posti a sedere perché «mi sento male a mandar via la gente». L’incontro era targato Ufficio scolastico territoriale di Sondrio con il contributo del Comune di Sondrio, del Lions Club Host di Sondrio e Rotary Club di Sondrio. Lui si mostra come un fiume in piena che rompe gli argini rivelando il segreto dell’acqua calda a chi, ormai, è incapace di coglierla. «Senza il coraggio e la passione di educare non si va da nessuna parte», è il commento del prefetto di Sondrio Paola Spena. E lo psichiatra, sociologo ed educatore si accende e prende il volo.

«Educate i vostri figli al coraggio e alla passione, alla vera curiosità di esplorare il mondo, siate cacciatori di orizzonti per loro. Me lo ha fatto comprendere un giorno l’amico Renzo Piano, l’architetto, che mi ha raccontato un aneddoto della sua prima fanciullezza in un quartiere di Genova popolato di alti casermoni tutti uguali quando, dopo aver terminato i compiti, se ne saliva al 12° piano a guardare l’infinito, a sognare», racconta Crepet che stigmatizza quella fetta di giovani infelicemente iperconnessa e inspiegabilmente sola nonostante una fitta rete di amici virtuali di facebook o di whatsapp con cui scambiarsi stereotipati emoticons, perché la tecnologia è una delega al proprio cervello, alla vita reale.

Attacco proditorio poi a testa bassa a quei «sindacalisti dei propri figli» pronti ad aggredire il professore di turno che non ha saputo valutarli nel modo giusto o li ha fatti rientrare nell’insignificante 5% di quei maturandi che ripeteranno l’anno, tuonando per un ritorno alla vera meritocrazia, alle piccole sconfitte che fanno maturare, come quell’1 in matematica di un tale, indimenticabile, professor Stefanutti, con le opportune contromisure di mamma e papà coalizzati.

«Ricordate, genitori, che l’educazione è autorevolezza che non è mai democratica, perché un figlio vuole al suo fianco un capitano, non un amico. E basta con adolescenti perenni che sulla moto s’illudono di inseguire i loro anni migliori o con mamme che vogliono fare ancora le sedicenni. Non siate iperprotettivi nei confronti dei vostri figli, non mettereste mai un albero da frutto all’ombra di una quercia. Non sopravvivrebbe. E lasciateli anche liberi di sbagliare, perché la vita è anche dolore. Giù le mani dai vostri figli e fateli volare insegnando loro l’autostima, l’autonomia, la creatività».

L’ultimo affondo Crepet lo riserva al motore stesso della vita, alla passione a cui ha dedicato il suo ultimo libro: «Una delle insidie più pericolose e sottovalutate della nostra epoca in cui le nuove tecnologie digitali agiscono come un rallentatore cognitivo ed emotivo che rende tutto apparentemente fattibile e fruibile senza sforzo, è il progressivo deperimento, se non addirittura l’estinguersi, della passione, quella sfida lanciata al mondo e a se stessi per continuare a migliorarsi, a sperare, a sognare. Senza passione non c’è vita vera né una visione del futuro. L’unico modo per non perderla è invocarla, provocarla, inseguirla, raccontarla perché la passione è quel fuoco interiore per tenere accesi i propri desideri a cui non bisogna mai rinunciare. Inventiamoci la vita - conclude -, emozioniamoci con i nostri sogni, teniamo accesa la passione che non deve mai morire».


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