«Edilizia, situazione preoccupante  Temo un futuro ancora più grigio»
Michele Rigamonti interviene sulla situazione del settore delle costruzioni

«Edilizia, situazione preoccupante

Temo un futuro ancora più grigio»

L’imprenditore Rigamonti interviene dopo l’allarme lanciato dai Costruttori

«Non si tornerà più alla situazione del passato, sfruttiamo però le opportunità che ci sono».

«La situazione dell’edilizia è preoccupante e temo che il futuro sarà ancora più grigio. Ma ci sono anche opportunità da cogliere». Michele Rigamonti, dell’Impresa Rigamonti di Sondrio, interviene sulla situazione del settore delle costruzioni in Valtellina e Valchiavenna dopo l’assemblea dell’Ance – l’associazione del costruttori edili – di Lecco e Sondrio. Il presidente Sergio Piazza lo ha detto chiaramente. «Quella dei costruttori è una categoria sana, siamo una forza positiva della società e dell’economia e vogliamo essere conosciuti per questo».

Il punto di partenza di ogni ragionamento è il risultato della crisi che in poco meno di dieci anni ha fatto perdere il 40% dei posti del settore e fatto quasi scomparire le gru dal territorio. I 2.750 lavoratori dell’edilizia della provincia di Sondrio sono circa la metà di quelli che erano attivi prima di questo decennio complicato.

«Sappiamo che il residenziale è sostanzialmente fermo, anche perché si è costruito troppo in base alle esigenze della realtà locale - premette Rigamonti -. Ora è molto importante capire cosa succederà a livello di settore del credito, perché la nostra economia è legata a questo comparto».

La chiusura del cantiere di Morbegno, con l’inevitabile fine del rapporto di lavoro per oltre cento dipendenti della Cossi, non è una notizia inattesa, ma le conseguenze sono comunque pesanti, anche perché vari studi sostengono che a un posti in edilizia ne corrispondono altri due fra indotto e servizi.

«Questo comparto trascina l’economia locale. A livello di opere pubbliche non ci sono molto opportunità. Certo, non mancano alcuni progetti, ad esempio a Sondrio, ma non parliamo di infrastrutture importanti come la statale 38. L’unica potrebbe essere la tangenziale di Tirano».

Le regole che non permettono agli enti locali di spendere complicano ulteriormente la situazione. Basti citare l’esempio svizzero, dove i cantieri legati a opere cantonali sono molto diffusi. «Se mancano i soldi e si tagliano le opere pubbliche non si fa il bene del Paese».

Il passato che non torna

Il passato segnato dalla diffusione di gru in ogni angolo della provincia, insomma, non tornerà più. «Ma dal cambiamento dell’economia possono arrivare, contemporaneamente, delle opportunità. Mi riferisco, ad esempio, agli interventi necessari al posizionamento della fibra ottica, un elemento fondamentale per la digitalizzazione. C’è una notevole attenzione da parte delle aziende e i benefici non mancano. Certo, da parte delle imprese deve crescere sempre di più in ogni fase del processo produttivo». Secondo Rigamonti un altro comparto dal quale possono arrivare stimoli positivi è l’efficientamento energetico. Non soltanto a livello di edifici. «Anche per quanto riguarda l’illuminazione pubblica, ad esempio, oppure il settore dell’energia e degli acquedotti».


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